Falso frate violenta una bambina foglio di stile Nuova pagina 2

 

 

Cronacaqui.it

23 Marzo 2010

 

L’uomo aveva plagiato sia la 12enne che sua madre: «Se fai come ti dico vai in Paradiso»

Violenta una bambina: frate condannato

MILANO - A volte le vie del cielo sono percorse in maniera affanno­sa. Un uomo di 54 anni avreb­be molestato sessualmente una ragazzina di dodici anni promettendole “ l’a pert ura della strada verso il Paradi­so”. Questa la singolare storia, ri­costruita ieri dalla terza Corte d’Appello, che vede come protagonista A.C., che al mo­mento dei fatti stava per pren­dere i voti e diventare frate. Questi episodi avvenuti nel maggio 2008 a Busto Arsizio hanno bloccato il passato dal­lo stato laico a quello clerica­le del soggetto che ha ammes­so di avere agito in forza della sua convinzione religiosa. Pesanti le accuse: violenza sessuale e pornografia mino­rile nei confronti della ragaz­zina la cui madre l’avrebbe affidata al frate laico «per ga­rantirle il paradiso eterno». In aula l’imputato ha fatto una parziale ammissione della sua colpa suscitando impres­sione soprattutto in relazione al ruolo dell’uomo che in pri­mo grado, attraverso il rito abbreviato davanti al gup ave­va avuto una condanna a cin­que anni e sei mesi di reclu­sione. Contro il verdetto sia la difesa rappresentata dall’a vvo ca to Roberto Aventi che la pubbli­ca accusa avevano fatto impu­gnazione il primo per una de­gradazione dei reati, la secon­da per ottenere un ulteriore aumento della pena. Dopo la relazione del presidente Ser­gio Silocchi, il sostituto pro­curatore generale Isabella Pu­gliese ha svolto la requisitoria sottolineando la gravità dei fatti contestati e alla fine, pur avvisando un presunto errore di calcolo nella quantifica­zione della pena attraverso la concessione delle attenuanti generiche e lo sconto previsto per il rito alternativo, ha co­munque fissato sempre in cinque anni e sei mesi la con­danna da infliggere attraverso un diverso conteggio sanzio­natorio. Sulla stessa linea l’avvocato Antonio Sacco pa­trono di parte civile che ha lamentato come da parte dell’imputato non vi sia stato finora il pagamento della provvisionale del danno fis­sata dal giudice di primo gra­do. Dopo la camera di consi­glio il collegio giudicante ha quantificato in cinque anni la pena mantenendo le statui­zioni civilistiche disposte dal gup insieme alle pene acces­sorie. In precedenza il frate laico era stato sottoposto a perizia psichiatrica ma i peri­ti l’avevano definito in grado di intendere e volere e la sua responsabilità penale non era stata intaccata. Dopo il depo­sito delle motivazioni, la dife­sa deciderà se presentare ri­corso alla Corte di cassazio­ne. Nel frattempo A.C. si trova in stato di detenzione e per ora non ha speranze di tornare in libertà. Annibale Carenzo