Provolo, il caso dei 67 bambini finisce in Vaticano foglio di stile Nuova pagina 2

 

 

Il Giornale di Vicenza

23 Marzo 2010

VERONA. Verranno esaminati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede i fascicoli dell’indagine canonica sugli abusi durati decenni e denunciati dagli ex allievi
Provolo, le violenze finiscono in Vaticano
Il caso dei pedofili su 67 bambini di un istituto per sordomuti, denunciato due anni fa, aveva coinvolto anche tre vicentini


 VERONA
Lo scandalo della pedofilia in ambienti ecclesiastici varca i confini di Usa e Irlanda, arriva in Italia e affronta anche il problema Verona con l’affaire «Provolo». Verranno esaminati dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede i fascicoli d’indagine canonica sulle presunte violenze sessuali da parte di religiosi operanti all’istituto per sordomuti «Antonio Provolo» di Verona, avvenute fino al 1984, su 67 alunni (tre sono i casi vicentini) e denunciate da un’associazione di ex allievi. Lo ha reso noto il portavoce della Curia, monsignor Bruno Fasani, precisando che la decisione risponde alle recenti disposizioni papali contro i preti pedofili, allo scopo di accelerare i processi. Ma non ha alcun nesso con quanto di scandalistico è stato pubblicato in questi giorni.
La Diocesi scaligera, chiamata in causa dall’associazione, aveva accertato che episodi di violenze sessuali erano avvenuti, e che nei confronti dei responsabili erano stati presi provvedimenti di allontanamento. Per gli ultimi sospettati, con violenze risalenti ai primi anni Novanta, erano stati avviati procedimenti canonici di espulsione dalla Congregazione. «L’indagine a livello locale aveva chiuso il proprio iter. Il vescovo si era mosso subito», spiega don Bruno Fasani, sottolineando che se così non fosse stato il prelato sarebbe stato immediatamente rimosso. Le disposizioni papali vogliono che su episodi di pedofilia vengano fatte subito indagini e chiarezza proprio per evitare che si insabbi l’inchiesta.
Sul fronte giudiziario, invece, il gip di Verona dovrà pronunciarsi il 9 giugno sulla denuncia per diffamazione presentata dall’associazione nei confronti del vescovo Zenti che aveva in un primo tempo respinto le accuse attribuendole a mire economiche sui beni della congregazione religiosa «Compagnia di Maria», che gestisce l’istituto Provolo. In seguito, con un documento, la Curia si era scusata per gli eventuali comportamenti scorretti tenuti dai sacerdoti.
E proprio Verona è stata scelta come sede di un convegno il prossimo 25 settembre da parte delle persone che hanno sofferto abusi. «Anch'io ho subito violenza dal prete»: il titolo del manifesto non lascia spazio a ciò che sarà il programma dell’incontro che si svolgerà. Un incontro voluto da due famiglie di Brescia (i genitori di due bimbe di sei anni abusate da un sacerdote) che hanno chiesto la collaborazione e il sostegno dell’associazione “Antonio Provolo onlus” che nel gennaio 2008 rese pubblici i racconti di abusi ripetuti e continuati subiti dai bimbi sordi ad opera di fratelli laici e sacerdoti che formavano il corpo degli educatori dell’Istituto Provolo. Violenze che si sarebbero protratte per trent’anni - e fino al 1984 - e passate sotto silenzio: le vittime non potevano raccontare.
Una sofferenza covata per anni, poi il coraggio di esporsi: ora l’associazione presieduta da Giorgio Dalla Bernardina è diventata il catalizzatore per tutti coloro che vogliono uscire allo scoperto e denunciare. Un convegno con esperti, un indirizzo di posta elettronica al quale far pervenire l’iscrizione (lacolpa@libero.it) e professionisti in grado di fornire consulenza e consigli per una mobilitazione concreta e operativa.
«Nessuna delle vittime degli abusi è stata sentita, l’unica persona allontanata è un fratello laico che ora ha più di 70 anni. L’indagine si è limitata a lui, che ha ammesso gli abusi sui bimbi sordi ospiti dell’istituto. Era nel direttivo e fu membro del cda del Provolo, addirittura fu nominato presidente ad interim», spiega Marco Lodi Rizzini, portavoce della Antonio Provolo onlus, «È stato l’unico sentito e subito cacciato tant’è che è stata l’associazione a dargli una mano per trovare una casa e una sistemazione. Era stato buttato in mezzo a una strada. Per quel che riguarda gli altri non mi risulta siano stati ascoltati nè tantomeno allontanati e sono una decina i sacerdoti ancora vivi che in quegli anni si resero responsabili di violenze».
Le testimonianze e poi la denuncia al vescovo perchè all’uscita dell’articolo de L’Espresso mons. Zenti espresse incredulità per quei racconti ma parlò di «accuse infamanti per utilizzare i beni della congregazione». Partì la denuncia per diffamazione presentata da Giorgio Dalla Bernardina fu questa e altre affermazioni rese in conferenza stampa.