Il Giornale di Vicenza
Lettere
Giovedì 10 Aprile 2003
Quattro storie di donne vittime di violenze in casa
Caro dottore, mi chiamo Elisa e sono una consulente aziendale. Sono (a detta degli altri) molto carina anche se minuta e non potrei definirmi insoddisfatta della mia vita se non fosse per l'educazione severissima che ho ricevuto. I miei genitori infatti hanno punito ogni mia mancanza, ritardo o negligenza con le sculacciate. E quando parlo di sculacciate non mi riferisco a una semplice pacca sul sedere ma a un sacco di botte con la gonna alzata e gli slip tirati ben giù! Quando ho provato a spiegare loro che non era giusto subire quella terribile punizione loro mi rispondevano che conoscevo le regole della loro casa e finché ci rimanevo dovevo rispettarle. Negli anni però durante la tarda adolescenza mi resi conto che le mie sensazioni, mentre venivo punita in questo modo, non erano più di umiliazione totale ma di sottile piacere. Quando cercavo di ribellarmi infatti loro mi sollevavano di peso, mi portavano sul letto e, dopo avermi immobilizzata, mi denudavano dietro e mi sculacciavano a lungo e con violenza fino a lasciarmi i segni sulle natiche. Da quando sono andata via da casa per lavoro ho conservato un grande rancore per quello che mi hanno fatto anche se provo contestualmente un sottile piacere quando ripenso a quelle punizioni. Io vorrei chiederle come mai si possa verificare un fenomeno del genere? Ma soprattutto, dottore, i miei genitori si sono comportati così con me solo a scopo educativo oppure c'era anche una componente di sadismo? Io non credo che si abbia il diritto di educare una figlia in questo modo. E lei?
Caro dottore, ho sentito di essere stata di nuovo abusata quel giorno. Quel giorno in cui ho scoperto che mia figlia, di soli 3 anni, era stata abusata da mio zio, sua moglie e sua figlia. Ho sentito che si è spezzata la vita, ho sentito che non era finito niente, che tutto stava cominciando. È successo circa 4 anni fa. Ho scoperto che qualcuno aveva avuto delle attenzioni nei suoi riguardi e dopo un po' di tempo è riuscita a dirmi da parte di chi. Credo non mi abbia detto tutto forse perché nemmeno lei ha capito cosa le hanno fatto. Abbiamo esposto denuncia; come genitori ci siamo sentiti in dovere. Premetto che lo rifarei ancora oggi. Posso dire di tutta questa storia triste che ho, abbiamo fatto ordine e pulizia in un ramo familiare. Da quel giorno sono cambiate molte cose. Ho allontanato dalla mia famiglia tutte quelle persone che ci avevano solo sputato in faccia, accusandoci di essere bugiardi, che mia figlia era bugiarda, viziata, che si era inventata tutto, per rovinare la grande famiglia. Mia madre stessa lo ha ripetuto in faccia alla bimba stessa, lo ha sventolato ai quattro venti anche a persone che non sapevano, e non sanno tutt'ora, di cosa parli. Ha persino dichiarato il falso, quando è stata convocata come persona a conoscenza dei fatti, e così una sua sorella e due nipoti, inventando malattie della bimba che potessero giustificarne le perdite ematiche avute. Si sono chiuse porte, sono terminate le serate a cena tutti insieme, le feste. E dico grazie. Perché ho scoperto quanta falsità ci stava sotto. Perché ho scoperto che tutti i miei parenti che sapevano che quando ero piccola io, venivo picchiata con ogni mezzo hanno sempre taciuto, che sapevano quante umiliazioni ero costretta a subire hanno taciuto, si sono coperti l'uno con l'altro, quasi scambiandosi dei favori. Ho scoperto che attraverso la sofferenza di mia figlia, sono rinata donna, mamma, ho fatto ordine in quei ricordi disperati di dolore, che ho soffocato per anni prendendo la forza di guardare in faccia ogni giorno costretta a pizzicotti, a morsi. Ho messo tutto in gioco, e ancora oggi io e mia figlia, a testa alta, abbiamo colloqui settimanali con una psicologa, ognuna la sua. Il caso giudiziario non si è ancora risolto, le pratiche burocratiche sono sempre tanto lunghe. Forse questo zio non pagherà mai per ciò che ha fatto a mia figlia come non lo faranno mai i miei genitori, ma io e mia figlia abbiamo ottenuto una grande vittoria su di loro, seminando il dubbio in coloro che li conoscono e riavendo dignità, orgoglio, fiducia e stima di noi stesse. Passerà ancora molto tempo perché le cose si sistemino e ci saranno ancora momenti bui e di crisi, di pianto, di dolore, ma adesso sappiamo di essere forti. So che anche se mia madre non è mai stata una madre, una nonna, se ha sempre soffocato ogni mio atto d'amore, se ha sempre fatto finta di niente sapendo che ero stata violentata a 16 anni da un conoscente, sapendo che a 10 un prete aveva avuto atteggiamenti molesti su me e una cugina prendendomi a schiaffi, accusandomi di averlo provocato, so di avere una grande pace in me, per aver fatto ordine in tutti questi ricordi. Per aver riconquistato la gioia di vivere ogni giorno, per aver conosciuto persone come Simonetta, Andrea, Beatrice, Monica, Gabriella, Fabio, Graziano, Jacopo, Luciano, Rosi, Mauro, Daniela, Marta e molti altri, con i quali voglio costruire un mondo che riconosca il bambino come una persona, un tassello molto importante nella società, ai quali attribuire tutti i suoi diritti soprattutto quelli legali, in situazioni come questa. Ho scoperto di essere stata di nuovo abusata e ho scoperto che c'è ancora vita da vivere, che c'è molto da fare insieme, che c'è da alzare la testa e gridare la verità anche ai sordi, ai ciechi, ai muti, e gridare anche quando vogliono farci tacere. Ho scoperto che se non avessi denunciato un criminale non avrei potuto camminare a testa alta, non avrei potuto guardare negli occhi mia figlia, e nemmeno tutti i bambini che incontro ogni giorno e forse nemmeno me stessa. Marianna, donna e mamma
Caro dottore, la disturbo per chiederle un consiglio importante: la mia
amica F. ha subito violenza sessuale da parte dello zio tra gli otto e i tredici
anni, senza mai parlare di questo con nessuno. Non essendo mai riuscita a
superare questo trauma è caduta in più crisi depressive, per questo è stata
(ed è tutt'ora) seguita da uno psicologo a cui è riuscita a confidare tutto
quello che le era successo da piccola (ora ha ventuno anni come me). Solo in
questo modo i genitori sono venuti a conoscenza dei fatti. F. è ossessionata
dai sensi di colpa, non riesce a superarli pur riconoscendone l'assurdità; ha
cercato di colmarli in ogni modo, in passato anche con la droga, ultimamente ha
iniziato a sfogarsi col cibo: fa pasti fuori orario, si abbuffa di dolci e poi,
assalita dai sensi di colpa (come riferisce lei), va in bagno a vomitare tutto.
Qualche settimana fa F. ha raccontato la sua storia anche ad una nostra compagna
di università con cui sono molto in confidenza e che, non sapendo più come
aiutare F., ha deciso di confidarsi con me per chiedermi dei consigli. Ecco come
sono venuto a conoscenza di tutto. L'unica idea che mi è venuta in mente
consiste nel cercare di proporre a F. di confrontarsi con persone che hanno
avuto esperienze simili alla sua, per superare il blocco che secondo me causa
tutti i suoi problemi. Per favore, mi dia un suo parere al riguardo. La
ringrazio infinitamente, spero di avere presto la sua risposta. Grazie, Marco
Elisa, Marianna, la sua piccola creatura, l'amica di Marco, vittime.
Tutte donne. Vittima, Elisa, dei metodi decisi dall'ignoranza umana, morale ed
educativa di due genitori primitivi, noncuranti del dolore che procurarono ad
una figlia. Quando le parole accorate non hanno prodotto alcuna comprensione, di
fronte alla freddezza e al sadismo dei suoi genitori, Elisa risponde negando
loro la soddisfazione del suo dolore, una piccola grande vittoria per non
soccombere e proteggere se stessa. Difficile, però, salvare dentro di sé
l'immagine di due genitori buoni, quando essi non si dimostrano capaci di usare
altre strategie, ispirate da un qualsiasi, banale, meschino, recondito istinto
d'amore. Elisa ce l'ha però fatta a non perdersi; è riuscita a valorizzare la
propria amabilità, studiando e diventando una professionista. Doppiamente
vittima Marianna; lei è una splendida giovane donna che vive con la sua
famiglia a Bergamo; io ho avuto il piacere di conoscerla quando è venuta a
Vicenza per presentare il suo libro "Un urlo in mezzo al cielo". È
una delle tante testimoni coraggiose di una rinascita, cui è toccata la beffa
di rivivere, attraverso la tragedia di una figlia piccola violentata, il proprio
dolore accantonato e rimosso. Vittima anche Marco (cui ho già personalmente
risposto), ferito nei suoi ideali e nei suoi sogni, sconvolto dal comportamento
di un maschio adulto. Egli è un ragazzo affettuoso e sensibile che ha raccolto
le confidenze della sua amica, che di lui si è fidata. Si è fatto carico
dell'incontenibile angoscia di lei ed ha deciso di starle vicino affinché lei
si senta meno vittima. Forse con lui potrà ritrovare fiducia nei confronti dei
maschi e accettare di farsi aiutare. Sono spaccati dolorosi e rattristanti di
un' umanità al femminile, sofferente, che sta in mezzo a noi. Non possiamo
certo dire che gli adulti siano tutti persone per bene. Lino Cavedon
Psicoterapeuta
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