Mercoledì 11 Aprile 2001

 

 

Caro direttore, ....

Caro direttore, dopo aver visto la trasmissione di alcune settimane fa di Bruno Vespa, dove donne esponenti di diversi partiti, tra cui il ministro Livia Turco, si cimentavano a commentare l’ultima legge, approvata poco prima dello scioglimento del Governo a causa delle prossime elezioni, riguardante "la violenza usata in famiglia", vorrei fare alcune considerazioni. Certo la donna al giorno d’oggi ha acquisito diritti e parità che un tempo erano impensabili. Infatti le donne, al tempo delle nostre nonne, vivevano in casa e per la famiglia e tutto quello che succedeva di anormale entro la pereti domestiche, si teneva gelosamente segreto. Dicevano: "i panni sporchi si devono lavare in casa" e ancora bisognava "tenere l’onore in famiglia"... così tante sopportavano angherie e anche violenze in silenzio perché altrimenti i figli erano costretti a vivere sentendosi additati e con l’infamia addosso e specie le ragazze rischiavano di non trovare marito. Nessuno parlava anche se portavano ben visibili i segni dei maltrattamenti ed erano maestre a tenere nascosta la verità. Forse agli occhi delle donne del duemila passeranno per "vere oche" votate al sacrificio, ma per loro era più importante l’integrità della famiglia, così subentrava la rassegnazione o la speranza (?) che col tempo potesse cambiare qualcosa. Nonostante ciò non sfiorava minimamente la loro mente l’idea delle separazione anche perché la legge allora non lo permetteva. Invece ora il progresso e l’amancipazione hanno portato la donna ad avere una mentalità completamente diversa, lontana dal senso della sopportazione con la parità dei diritti, anche se esistono ancora in parti del mondo donne vittime della volontà dei mariti o dei padri, tenute come oggetti, la donna nel mondo odierno vive la sua vita quasi esclusivamente fuori dalla famiglia sentendosi realizzata nel posto che occupa; in più, ora questa legge che riguarda appunto la violenza usata in famiglia, morale o fisica che sia, fatta apposta per aiutare quante si trovassero in difficoltà con mariti, padri o figli denigratori, maneschi o violenti, ha il potere di allontanarsi per sei mesi da casa. Come dire: "allontanata la causa, allontanato l’effetto...". Ma poi, passati i sei mesi cosa succederà? Rientreranno ancora in famiglia? Saranno pentiti e si saranno resi conto che gesti abominevoli come quelli calpestano la dignità umana? Oppure nel loro orgoglio di "maschi calpestati" coveranno rabbia e rancore? Sono domande che tutti ci poniamo, il futuro ci darà una risposta. Certo, quando si arriva ad una simile situazione, si potranno ancora recuperare l’unione, il rispetto e l’onore? Non ci sarà problema se viene ammesso lo sbaglio e ci sarà la volontà di ricominciare con principi sani e cristiani, ma se l’abitudine del non rispetto o peggio ancora della violenza fa parte del loro carattere, non ci sono né sei mesi né sei anni per far riflettere e per cambiare. Meglio allora che ognuno vada per la propria strada per evitare grandi tragedie dove purtroppo sono testimoni o protagonisti gli stessi figli. Siamo frastornati, confusi e allibiti sentendo ogni giorno che si compiono violenze d’ogni tipo tanto da far pensare che qualcosa abbia veramente minato l’animo di molti. Wally Cavinato