Il Giornale di Vicenza

Mercoledì 03 Aprile 2002

Pedofilia e sacerdoti, il Papa ha piena ragione Ma non bisogna colpevolizzare la categoria


Caro direttore, Giovanni Paolo II, in coda alla sua lettera per il giovedì santo, è ritornato su un tema terrificante come quello della pedofilia. Terrificante perché rivela come questa abnorme pulsione non risparmi nessuno, sia che porti il clergyman, una divisa, un camice bianco o una tuta da operaio. Sono già 230 i sacerdoti rimossi negli ultimi 50 anni per molestie a minori in America. Noi, che ci occupiamo della tematica pedofilia, quotidianamente riceviamo testimonianze di persone divenute adulte, abusate, violentate durante la loro infanzia, che raccontano la difficoltà di trovare persone "grandi" capaci di capire le vittime. Proprio il 4 maggio prossimo, qui a Vicenza, organizzato assieme a Fiaba, ci sarà un convegno sul tema: "Io, abusato, sono diventato grande". Ci sono iniziative legislative importanti in Europa: tra tutte, quella proposta dalla UE che prevede la condanna di chiunque "sa e non denuncia" e il trattamento sanitario obbligatorio per queste persone. In Inghilterra, si sta per approvare l'ergastolo per simili reati. La nostra associazione, assieme ad altre d'Italia, è stata ricevuta a Roma dalla presidente della commissione bicamerale dell'infanzia proprio nel mese di marzo. Assieme alle associazioni, c'erano delle madri vestite con il burqa, a dimostrazione dei diritti negati, dell'oblio e dell'isolamento che si è costretti a vivere quando si denuncia un parente pedofilo. Abbiamo portato le nostre proposte, frutto di studi di esperti, avvocati, psicologi, ed istanze di genitori di vittime e vittime di abusi. Solo per citarne alcune, si propone l'esclusione dal patteggiamento di tutti i reati di abusi sui minori, l'adozione di pene alternative per i pedofili condannati (assistenza agli anziani al posto del carcere), la non prescrivibilità, a vita, dei reati di pedofilia. Ci stiamo rendendo conto, però, che se non è la collettività ad assumersi le proprie responsabilità e a maturare una nuova cultura dell'infanzia, fatta di empatia, di rapportarsi verso “l'universo bambino” in modo consapevole e responsabile, saranno vani tutti i richiami, le sollecitazioni di qualsiasi autorità, civile o religiosa che sia. Quasi la totalità delle vittime punta il dito contro i comportamenti dei parenti, che si possono configurare tra le peggiori espressioni dell'essere umano. Non sono prese di posizione ben definite, non vengono apertamente dichiarate, ma proprio perché non schierati, subdoli, si possono configurare tra quei comportamenti umani tipici di coloro che lo stesso Dante definiva "gli ignavi". "Questo misero modo tegnon l'anime triste di coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo. Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon ribelli ne fur fedeli a Dio, ma per se fuoro". Traducendo: "Hanno le anime spregevoli di coloro che vissero senza mai sbilanciarsi nè dalla parte del male conseguendo infamia, nè da quella del bene ottenendo lode. Sono le anime degli ignavi, le persone che per mancanza di coraggio rimangono neutrali". Così le definiva Dante e le poneva, ovviamente, all'inferno. Di questi sono degni rappresentanti quelli che sanno e fanno finta di niente, o peggio ancora vorrebbero miserabilmente giustificare il loro comportamento con una pseudo neutralità. Ebbene sappiano costoro, che nel momento in cui "scelgono" di far finta di niente, hanno, appunto, già fatto la loro scelta, che non è per niente neutrale, anzi è schierarsi dalla parte del male, del reato, del reo. Essere ciechi e sordi, alla richiesta di aiuto di una piccola vittima innocente, non è neutralità, ma precisa ed infame scelta vigliacca! Quante vittime dovremo ancora confortare, abusate dai loro stessi parenti, isolate e colpevolizzate a vita per avere scelto di denunciare? Quando capiranno questi familiari, che con la scusa di tenere assieme una parvenza di famiglia inesistente, fanno ulteriore danno, forse al pari del pedofilo stesso? Commentando con un sacerdote quanto appreso dai mass-media del messaggio del Santo Padre, mi sono sentito rispondere: "Eh già, questi bambini d'oggi non si vergognano più di nulla!". Sigh! Lei capisce, egregio direttore, che la strada da fare è molto lunga. A gennaio l'ex sacerdote John Geoghan, di Boston, è stato condannato a 10 anni di prigione. Nel corso del processo, però, si è scoperto che l'ex prete aveva aggredito circa 130 bambini nell'arco di 30 anni, e i suoi superiori sapevano tutto. Invece di denunciarlo e allontanarlo dal servizio, lo avevano trasferito da parrocchia a parrocchia. In questo modo Geoghan aveva continuato a molestare bambini ovunque andava, fino a quando il suo caso è diventato così grave da finire in tribunale e costringere la gerarchia a licenziarlo. Il cardinale Bernard Law ha chiesto scusa, e ha consegnato alla polizia i nomi di oltre 80 preti o ex preti, accusati di abusi. Almeno questo, se pur tardivamente, ha chiesto scusa. Ma quanti, oltre a non chiedere scusa, assumono l'atteggiamento arrogante e provocatorio nei confronti delle vittime, per nascondere la loro vigliaccheria? Quanti con i loro omertosi silenzi, sono colpevoli di ulteriori violenze perpetrate su innocenti vittime? Noi raccogliamo le testimonianze di ciò che è accaduto e continua ad accadere in queste "buone famiglie", dove "i panni sporchi si lavano in casa", favorendo così il perpetuarsi di molestie, di abusi, di violenze. È urgente che questo olocausto silenzioso sia fermato, informando e sensibilizzando l'opinione pubblica sul crimine che il Papa stesso ha definito "contro l'umanità". Associazione Sos Infanzia (Vicenza)

Risponde il direttore:
Sul tema ha già detto, e bene, il Papa, per cui mi esimo. Salvo una considerazione: è sempre sbagliato colpevolizzare una categoria, nel caso i sacerdoti. Anche perché la responsabilità penale é individuale. Generalizzare serve soltanto a creare un clima di confusione e di odio.