Egr. direttore,
.Come è successo per l’ecstasy, i sassi dal cavalcavia, ora per la pedofilia ci si indigna, si propongono castrazioni o, peggio ancora, soluzioni estreme, sintomo questo di profondo disagio e di inadeguatezza alla risoluzione del problema. .Non è il caso del ns. quotidiano che anche in passato si è distinto per aver più volte argomentato sulla pedofilia in tempi non sospetti, lontano dalle sollevazioni popolari, dalle sdegnate e rabbiose ma ipocrite dichiarazioni politiche da destra a sinistra. L’essere umano è fatto così: quando non sa, per ignoranza o per schizofrenia, come uscirne da una situazione, si spaventa, e così non riuscendo a trovare una soluzione adeguata, evita il problema o, disperati costoro, lo elimina. Altri, più razionali, propongono, sopspinti dalla campagna del momento, pronti a cogliere il consenso della folla, per chissà quale risultato. E così, dopo che due piccole innocenti vittime hanno pagato, quando il fenomeno diventa così enorme nella sua configurazione si cerca la personalizzazione del reato, senza però approfondire il problema, forse perché troppo misterioso e complesso.Si capisce allora perché il legislatore, il politico, non sa che fare. Di fronte alle marce, di fronte ai mostri, di fronte allo stereotipo continuato del fenomeno, di fronte all’allarme crescente deve intervenire?E perché mai lo dovrebbe fare?Non esistono delle leggi in Italia, un codice penale che, secondo gli esperti, sono tra le più severe degli stati democratici del mondo?Oppure la giustizia deve intervenire solo sui problemi che a furor di popolo sono più sentiti? Intendiamoci, io non ho una buona considerazione di questi "personaggi".Non si possono nemmeno paragonare agli animali, poiché questi non compiono simili gesti.Non esiste tra la specie animale una qualsiasi razza che si accoppia con i cuccioli.Credo però, che aldilà di tutte le soluzioni proposte in questi giorni, serva una rivoluzione morale.E’ noto(fonti Eurispes e telefono azzurro) che in Italia negli ultimi quattro anni sono aumentate del 90% le denunce di violenza sui minori;è altrettanto assodato che il 70% degli abusi si verificano in ambito familiare e parentale.Stiamo parlando di 2 bimbi al giorno e 5 ogni mille nel Veneto, e la zona più colpita è proprio il vicentino. Allora, forse, più che preoccuparci di educare i bambini nelle scuole, alcuni di essi già vittime, ci dovremmo preoccupare di educare gli insegnanti, i genitori, i parroci, e tutti coloro che hanno a che fare con l’educazione dei nostri figli. Troppo spesso, e chi scrive ne è stato testimone diretto, i bambini abusati vengono ulteriormente violentati psicologicamente da chi dovrebbe dare loro ascolto, conforto, solidarietà. Frequentemente sono gli stessi parenti ad isolare le vittime e a sconsigliare loro una denuncia, per il "buon nome" loro o della "famiglia", in virtù di arcaici ed obsoleti concetti di famiglia.Dagli insegnanti ti senti rispondere che se i fatti non sono accaduti all’interno dell’istituto, non sono affari loro!Alla fine di un’anno scolastico drammatico, a causa di numerose assenze per ovvi tragici motivi psicologici a seguito della denuncia,ti senti dire da alcuni docenti che il disagio giovanile è diffuso; che tra chi marina la scuola per disagi vari, chi soffre di anoressia, chi si droga, chi è stato violentato da piccolo, tutti avrebbero una "scusa" per essere promossi. Ma la scuola è una cosa seria e quel che conta sono i risultati! Bella educazione, bell’esempio di civiltà! E questi sono gli educatori dei nostri figli, e questi sarebbero gli esempi che dovrebbero seguire? L’assessore ai servizi sociali si è preoccupato a suo tempo di correggere un’inesattezza di cronaca di questo giornale:era stato riportato che un caso di abuso era stato scoperto dall’usl e invece il "primato" andava ai servizi sociali. Dimenticava però l’assessore di dire una cosa più importante: dopo che il caso è stato"scoperto" le famiglie hanno verificato quanto inadeguato sia il servizio di assistenza sociale. Carenze di organico e professionali hanno contribuito ad accrescere invece di affievolire, il disagio di quei drammatici giorni seguiti alla denuncia.Credo che i piccoli maltrattati, abusati, violentati o peggio ancora uccisi, abbiano il diritto di avere un mondo di adulti, professionalmente, moralmente migliore. Forse, solo quelli che hanno avuto il coraggio di denunciare, hanno il diritto di spiegare, informare e denunciare la codardia degli adulti.Come vede, non mi sono soffermato sul "mostro", poiché sono convinto che il vero problema non è tanto il pedofilo, ma chi ci vive assieme, attorno, nell’ambiente di lavoro, nello svago, nello sport.Una madre, una moglie, una suocera, quasi sempre lo sanno.Quando poi viene scoperto la prima volta anche tutti gli altri lo sanno. Quindi, il più delle volte, non servono gli elicotteri della polizia per scovarli. La prego di capirmi, egregio direttore, non ho scritto questa lettera per desiderio di vendetta.Per fortuna qui a Vicenza siamo dotati d’organi di polizia, procuratori, gip, che, per esperienza personale, vi posso garantire sono ottimi professionisti.Per prima la procura, dotata di elementi professionalmente preparati, umanamente sensibili, eticamente corretti, con spiccato senso di abnegazione Ma questi purtroppo devono intervenire quando il danno è già stato fatto. Per quanto riguarda ciò che non funziona, sarà mio impegno, dopo avere ingoiato l’amarezza, di parlarne personalmente con i responsabili, evitando scrupolosamente denunce pubbliche, ma instaurando, se possibile, un dialogo costruttivo e propositivo.La mia triste esperienza, spero possa essere d’aiuto ad altre persone, ed invito tutti quelli che l’hanno vissuta, a fare altrettanto.Solo così riusciremo a dare un aiuto concreto alla società.Non a parole, ma con i fatti.Facendo di fatti tragici un bagaglio di esperienza per trovare soluzioni positive.Mai contro qualcuno o qualcosa, ma per qualcuno e per qualcosa.Anche la denuncia deve essere intesa in tal senso:non contro il pedofilo, ma a tutela delle vittime.Per dar loro, alle vittime, il giusto senso di giustizia, di legalità.Per far capire all’abusante la sua responsabilità. Lo stesso per la condanna:non per essere contro l’uomo, ma per l’uomo, affinché assuma la consapevolezza che ciò che ha commesso è di per sé sbagliato, del reato commesso, e, dopo un percorso che gli specialisti dovrebbero individuare, anche del suo ipotetico recupero.Quello che ho provato io vorrei che in futuro non accadesse ad altri genitori.Non vorrei che un padre ascoltando, in lacrime, la descrizione dei fatti accaduti a sua figlia quando era bambina, si vergognasse di fronte a questa di essere un uomo.Vorrei che alle soglie del duemila non ci fossero persone colte ed intelligenti che ti rispondono che fatti del genere sono sempre accaduti e sempre accadranno. Certo, lo so benissimo che in termini così assoluti è un’utopia, io non pretendo di cambiare il mondo.Da quando ho scoperto cosa aveva subito mia figlia, dopo la denuncia, la condanna del pedofilo, ho capito quanto vera sia la definizione che nulla accade per caso.Questa vicenda mi ha aperto gli occhi, ora sono più "vigile", più conscio delle miserie umane, dei danni causati dall’ignoranza, dai saccenti di turno, dai benpensanti, dai buonisti, dai vigliacchi. A tutti questi e a tutti quelli che non si schierano dalla parte di chi ha subito violenza di qualsiasi tipo, ma soprattutto perpetrata sui bambini, io non ho nulla da dire. Chi se ne vuole andare per la sua strada lo può fare in nome di quella libertà che ad ogni essere umano divinamente gli è concessa. La conta di chi è rimasto la faremo nell’aldilà. D’ora in poi la mia missione sarà quella di cercare di aiutare le persone ragionevoli coinvolte in questi casi, e solo quelle, anche tramite il ns. quotidiano, considerato che alcune sono raggiungibili solo in questo modo, direttore permettendo.
Un genitore che ha denunciato un pedofilo.
Pubblicata il 4 settembre 2000