Venerdì 18 Maggio 2001 Il Giornale di Vicenza
Se ritornano le Crociate dei bambini
Fa particolarmente impressione, nel racconto
storico delle Crociate che furono nel complesso disastrose ma pure segnarono
fortemente i sentimenti dei popoli europei, il fatto che una di esse fosse
costituita da fanciulli, ragazzi e giovani, tutti votati a miseranda fine (V
crociata, verso il 1212). Giorni or sono, nella Terra alla quale i crociati
miravano con l’intento di liberare i Luoghi santi alla storia cristiana, sono
avvenuti quasi nelle stesse ore due episodi. Due giovani israeliani, Yossi e
Kobi, di 14 anni, sono stati sequestrati e lapidati a morte. Lapidati significa
massacrati a colpi di pietra, in una grotta simile a quelle che circondano,
nella Valle dei Pastori, la città di Betlemme, là dove nacque Gesù. Le pareti
della grotta sono state insanguinate dalla violenza degli schizzi sprigionatisi
sotto i colpi. Dal canto loro gli arabi palestinesi hanno lamentato il ferimento
grave di una bambina ad opera di soldati israeliani.
I giornali tirano fuori dai loro archivi immagini famose: i bambini di Varsavia
massacrati dai tedeschi nel 1943; la piccola vietnamita nuda e piangente che
fuggiva in Vietnam dagli orrori di Trang Bang (1972); i giovani assassinati da
più parti in Bosnia, specialmente a Sarajevo, nel 1995; i fanciulli arruolati
con la violenza, e quelli mutilati a freddo, dai ribelli nella Sierra Leone fino
a poche settimane or sono, mentre al Benin vengono convogliati con la forza
ragazzini destinati alle piantagioni di cacao. Torna attuale il ricordo già
impallidito di quelli che furono rastrellati e coinvolti in varie parti
d’Europa, dopo il 1212 per andare contro gli «infedeli», e finirono o
naufraghi o sui mercati di schiavi delle coste africane.
Eppure proprio nel Medio Evo, spesso citato come stagione barbarica, la stessa
guerra delle armi risparmiava quasi sempre i piccoli, le donne, i vecchi. E’
stato comunque osservato, anche in occasione della guerra recente del Deserto o
dei Balcani, che in questo senso si sta facendo un orrendo passo indietro, sia
coinvolgendo di proposito le popolazioni civili nei conflitti armati, sia
seminando sostanze velenose e ordigni di morte, come le mine antiuomo (delle
quali più di 50 milioni stanno attualmente sepolte in attesa di dilaniare
ignari innocenti) e preparando armi, oltre che nucleari, batteriologiche e
chimiche, l’uso delle quali non prevede certamente l’incolumità dei più
deboli e dei piccoli.
La forma assunta dalle ultime fasi dell’«intifada» palestinese comprende
oramai abitualmente la presenza di minori attaccanti, in analogia di quanto
certi racket dello sfruttamento, sia sessuale sia del lavoro sia della questua,
fanno altrove, anche in paesi del proprio e del secondo mondo. Poiché è
impossibile colpire sempre ed ovunque chi per primo porta la colpa di simili
disordini, e a poco servono deplorazioni indignate o rabbiose, non resta che
confidare in un improbabile ritorno alla saggezza anzitutto da parte dei
legislatori internazionali e nazionali, e in una diffusione del terribile detto
evangelico: «E’ inevitabile che
avvengano (simili) scandali, ma guai a colui per cui avvengono. E’ meglio per
lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare,
piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli». (Lc 17,1-3).