PROGETTO PER LA COSTRUZIONE
DI UN MOVIMENTO UNITARIO
PER LA PROTEZIONE DELL' INFANZIA
DALLE VARIE FORME DI VIOLENZA
E DALLE DIVERSE SORGENTI DI DISAGIO

 
Sottoscrittori: 


Cooperativa sociale educatori professionali onlus S.O.S Adolescenza dott. Amelia Izzo Presidente Caserta

Rompere il Silenzio-Torino dott. Claudia Bolognino

Rompere il Silenzio Sardegna dott. Elisabetta Ilario

Rompere il Silenzio Abruzzo dott. Brunella Capisciatti

Hansel & Gretel Torino dott. Claudio Foti

F.I.A.B.A. Vicenza Liliana Carollo Presidente

S.O.S. infanzia onlus Vicenza Graziano Guerra Presidente

Etica 2001 onlus Castelfranco Veneto (TV) Presidente avv. Gabriella Folliero

Ass. Marcia degli Angeli Foligno (PG) Presidente Luciano Paolucci

Artemisia Firenze Nicoletta Livi Baci Presidente dott. Donata Bianchi

 Mamme separate di Como, avv.Antonella Attuato

  Il progetto di aggregazione
 

  La vocazione del movimento
 

  I valori e le finalità 
 

  1- Il contrasto efficace di qualsiasi forma di violenza e di strumentalizzazione ai danni dell' infanzia

  2- La responsabilizzazione della comunità adulta in tema di violenza all' infanzia

  3- L' Impegno mentale e soggettivo di ogni adulto a favore dei bambini

  4- L' Impegno relazionale a favore dei bambini

  5- L' impegno sociale a favore dei bambini

  6- Lo sviluppo dell' intelligenza emotiva negli adulti e nei bambini

 

  Programma operativo

  Orientamenti organizzativi

  Gli Obiettivi

ATTO COSTITUTIVO
 

 
...Il progetto di aggregazione

A seguito del processo di cambiamento culturale che vede emergere in maniera sempre più pregnante nella società una richiesta di maggiore e diversa attenzione ai problemi e alle esigenze dell' infanzia si sono sviluppate negli ultimi anni nel nostro paese una serie di importanti iniziative (ultima delle quali il progetto di Indifesi e Offesi) che hanno posto l' esigenza di un movimento capace di incidere nell' opinione pubblica e nella vita sociale ed istituzionale del paese per la protezione efficace dell' infanzia dalle varie forme di violenza e dalle diverse sorgenti di disagio. Una società che non matura responsabilità e consapevolezza nei confronti dei bisogni e dei diritti dei bambini non può considerarsi appieno portatrice di civiltà e democrazia.
Ci proponiamo pertanto l' obiettivo di raccogliere entro la stessa organizzazione quante più energie, intelligenze, professionalità possibili per acquistare peso specifico nell' ambito della vita politica e sociale allo scopo di contribuire attivamente a porre al centro degli interessi di una società la protezione, la cura e l' ascolto dei bambini, soprattutto di quelli oggetto di maltrattamenti, abusi, trascuratezze e manipolazioni.
Vogliamo lavorare a costruire un' aggregazione culturale che favorisca l' incontro e la collaborazione fattiva e costruttiva di persone e associazioni, cercando adesioni nelle istituzioni e nella società civile, favorendo l' impegno di cittadini e di personalità sensibili, disposte ad impegnarsi senza preconcetti ideologici in questa direzione. Una tale aggregazione non può non rivolgersi alla polis, a tutte le istituzioni della comunità adulta per sensibilizzarle alle problematiche e alle esigenze dell' infanzia; tenterà in altri termini di partecipare, con la sua azione, alla vita culturale e politica del paese, senza per questo collocarsi negli schieramenti partititici, considerando gli obiettivi che intende realizzare super partes e patrimonio comune ad ogni uomo.
 

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  ...La vocazione del movimento

L' aggregazione che intendiamo promuovere ha una vocazione nazionale, sovranazionale e universale.
Nazionale, perché intende proporre e promuovere un movimento su tutto il territorio nazionale in modo da diventare un punto di riferimento imprescindibile per un rinnovamento culturale e per un reale e consapevole impegno del mondo politico e di tutta la società volto alla tutela e all' ascolto dei bisogni dell' infanzia.
Internazionale, perché si occuperà dei problemi del bambino in una società sempre più multiculturale e multietnica, favorendo peraltro qualsiasi forma di collaborazione affiliazione, federazione con altre associazioni o organismi internazionali se tali modalità collaborative saranno reputate efficaci e utili al raggiungimento degli obiettivi propri del movimento.
Universale perché il movimento si interesserà di tutti i molteplici aspetti del mondo infantile garantendo i diritti umani della dignità e della protezione dalla violenza e dallo sfruttamento, del diritto ad una crescita e ad un' educazione equilibrata e serena, il diritto alla comunicazione dei bisogni e dei sentimenti, il diritto all' ascolto, il diritto a spazi e luoghi adeguati di gioco e di espressione creativa, ecc...
L' aggregazione che intendiamo promuovere vuole creare sinergie, favorire collaborazioni, trovare risorse per realizzare obiettivi di natura molteplice:
essere innanzitutto promotrice di una nuova cultura e di una nuova capacità di realizzare concretamente i principi giuridici e le norme, a favore dell' infanzia, attualmente in vigore e spesso inapplicati; sollecitare nuove e più avanzate normative attraverso la formalizzazione di specifiche proposte, aprire canali di comunicazione sociale anche attraverso manifestazioni pubbliche e varie forme di sensibilizzazione, attivare servizi e promuovere ricerche sui temi che considererà di maggiore interesse.
Il movimento che vogliamo costituire considera l' attivazione di una seria attenzione verso il mondo dei bambini come una straordinaria occasione per l' adulto per ritrovare, insita nella propria storia passata, esperienze piacevoli e spiacevoli, sentimenti, valori e significati tipici dell' età infantile e che rappresentano una ricchezza emotiva, psicologica e uno stimolante confronto per ogni singola persona.
Intendiamo operare secondo i canoni etici propri di chi rappresenta in prima persona interessi altrui; nella fattispecie gli interessi rappresentati sono quelli del mondo dei bambini con tutta la sua ricchezza ma pure con la sua fragilità; qualsiasi scelta non potrà mai prescindere da una attenta valutazione dell' interesse in nome del quale ci si è associati.
 

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  ...I valori e le finalità

Il movimento che vogliamo costruire elaborerà secondo procedure di discussione e decisione democratica un programma operativo che rispetterà sei valori e finalità di fondo:
1. Il contrasto efficace nei confronti di qualsiasi ogni forma di violenza e di strumentalizzazione ai danni dell' infanzia
2. La responsabilizzazione di tutte le istituzioni e di tutti i ruoli familiari, professionali, sociali della comunità adulta.
3. L' impegno mentale e soggettivo di ogni adulto a favore dei bambini.
4. L' impegno relazionale a favore dei bambini.
5. L' impegno sociale a favore dei bambini.
6. Lo sviluppo dell' intelligenza emotiva negli adulti e nei bambini.
 

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  1. IL CONTRASTO EFFICACE DI QUALSIASI FORMA DI VIOLENZA E DI STRUMENTALIZZAZIONE AI DANNI DELL' INFANZIA
L' abuso fisico, psicologico e sessuale, la grave trascuratezza, attuati all' interno e all' esterno della famiglia, la strumentalizzazione in tutte le sue forme, agita da parte di singoli adulti e di gruppi organizzati, della mente e del corpo dei bambini, delle loro risorse affettive, sessuali, lavorative rappresentano realtà pesanti, diffuse e spesso sommerse che incombono minacciose sulla crescita delle nuove generazioni e richiedono pertanto una risposta più attenta e più efficace sul piano preventivo e repressivo da parte di tutte le istituzioni e di tutte articolazioni della comunità adulta, un' azione di vigilanza e di sensibilizzazione da parte di un movimento culturale dalla parte dell' infanzia.
Se è vero che occorre ridurre i margini enormi di impunità di cui godono ancora la stragrande parte degli autori delle violenze all' infanzia, non ci si può illudere di risolvere il problema del maltrattamento, dell' abuso e della pedofilia eludendo l' attivazione dell' impegno responsabile dell' intera società e ricorrendo ad un escalation repressiva magari attraverso la pena di morte o la castrazione chimica.
In particolare la lotta alla pedofilia e all' abuso sessuale (e più in generale la lotta al maltrattamento) si combatte affrontando innanzitutto il problema della rilevazione e dell' emersione del fenomeno che ha ancora dimensioni massicce, sommerse e avvolte dal silenzio, combattendo la rimozione e il tabù culturale, che hanno da sempre circondato e perpetuato il fenomeno, contrastando gli atteggiamenti di insensibilità, di indifferenza emotiva e di impreparazione che lasciano soli ed indifesi i bambini e consentono agli autori della violenza di agire indisturbati
 

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  2. LA RESPONSABILIZZAZIONE DELLA COMUNITA' ADULTA IN TEMA DI VIOLENZA ALL' INFANZIA
Occorre far crescere l' assunzione di una responsabilità psicologica, morale, sociale e politica della comunità adulta in tema di violenza all' infanzia, favorendo la consapevolezza che i fenomeni del maltrattamento e dell' abuso passano vicino e passano accanto, ed in un certo senso passano dentro ad ogni adulto.
Si tratta di sviluppare la presa di coscienza che ciascun individuo, in qualsiasi ambito familiare, sociale, istituzionale può avviare un processo di messa in discussione e di cambiamento per migliorare le capacità di ascolto individuale e collettiva del disagio dei bambini con cui entra in contatto e di prevenzione della violenza.
Si tratta di contrastare l' enfatizzazione dell' attenzione sociale e mediatica nei confronti della violenza all' infanzia, quando questa enfatizzazione rischia di sollecitare un' oscillazione fra ondate sensazionalistiche di grande indignazione e reazioni successive di grande indifferenza e di grande silenzio.
L' attenzione dell' opinione pubblica al fenomeno del maltrattamento, dell' abuso e della pedofilia non deve accompagnarsi ad una negazione della responsabilità, come se il problema della violenza all' infanzia non richiedesse l' impegno della famiglia e di tutte le articolazioni sociali, come se non chiamasse in causa le connivenze e le complicità di un vasto settore della comunità adulta, come se non necessitasse l' attivazione di tutti i ruoli professionali ed istituzionali.
 

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  3. L' IMPEGNO MENTALE E SOGGETTIVO DI OGNI ADULTO A FAVORE DEI BAMBINI.
Se è vero che i singoli adulti e le organizzazioni che abusano in diverse forme dell' infanzia devono essere innanzitutto fermati da un' adeguata azione di indagine e di repressione, è anche vero che gli autori delle violenze non sono gli unici bersagli di una mobilitazione costruttiva e coerente a favore dell' infanzia.
La risposta alla violenza all' infanzia non si può esaurire nella mobilitazione contro i casi eccezionali di maltrattamento e pedofilia.
Gli autori delle violenze non sono "mostri" anche se fanno cose mostruose, provengono dalla nostra comunità, da cui sono stati generati, provengono da storie infantili attraversate da umiliazioni, abusi e mancati interventi di ascolto e di tutela.
Occorre pertanto scoraggiare gli atteggiamenti che collocano la causa dei problemi e della sofferenza dell' infanzia sempre e comunque al di fuori della comunità, al di fuori delle istituzioni, al di fuori della famiglia, al di fuori di noi stessi.
Non esiste nessun adulto che una volta per tutte può definirsi sempre e comunque dalla parte dei bambini.
Ogni genitore, ogni educatore, ogni operatore, ogni professionista dell' infanzia e dell' adolescenza, ogni adulto è chiamato a mettersi in discussione e ad assumere un impegno in prima persona, innanzitutto sul piano mentale e soggettivo, per contrastare le diverse cause della sofferenza dei bambini, per evitare di essere egli stesso, in qualche misura, parte attiva nella trasmissione di trascuratezza e disagio ai bambini che gli sono vicini.
Gli adulti che vogliono capire e proteggere più efficacemente i bambini sono sollecitati ad entrare in rapporto con la propria infanzia, a fare i conti con il passato che continua a vivere nel presente, a sviluppare comprensione e solidarietà con gli aspetti di sofferenza della propria infanzia per evitare di scaricare in qualche modo ciò che si è subito e che non è stato compreso sui piccoli con cui si entra in rapporto.
 

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  4. L' IMPEGNO RELAZIONALE A FAVORE DEI BAMBINI.
E' di grande importanza la valorizzazione della relazione interpersonale tra l' adulto e il bambino, nella famiglia, nella scuola, nelle istituzioni sociali, educative, sanitarie, giudiziarie, sportive.
Oggi gli adulti tendono a sfuggire dalla relazione viva, affettiva e comunicativa, con i bambini.
I genitori, gli educatori, gli operatori, i professionisti che entrano in contatto con i bambini sono spesso affrettati, presi dalle loro preoccupazioni, scarsamente presenti e disponibili.
La relazione interpersonale con il bambino risulta spesso un terreno disertato dall' adulto, che insegue i propri obiettivi e le proprie priorità, indisponibile all' ascolto delle comunicazioni e delle esigenze dei bambini.
Si generano cosÏ in questi ultimi varie forme di solitudine, di disagio, di deprivazione, di dipendenza eccessiva dagli stimoli mediatici.
Al contrario, la relazione interpersonale con il bambino può diventare il terreno dell' impegno responsabile e dell' intervento di prevenzione dell' adulto, che cerca di apprendere e di migliorare la propria capacità di attenzione ai bisogni infantili di dialogo, di vicinanza e di comprensione, il terreno dove leggere i segnali della crescita e nel contempo del disagio del bambino ed eventualmente dove decodificare gli indicatori del suo malessere o addirittura del maltrattamento e dell' abuso, di cui il bambino può essere vittima.
 

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  5. L' IMPEGNO SOCIALE A FAVORE DEI BAMBINI.
Il movimento che vogliamo costituire considera i bambini ricchezza e patrimonio dell' umanità, denuncia violenze manifeste e silenti, commissive e omissive del mondo adulto che ha costruito una società a proprio uso e misura, dando luogo ad una cultura adultocentrica che poco e male si è preoccupata e si preoccupa dei bisogni reali e delle istanze emotive, affettive, creative del mondo infantile.
La proclamazione ideologica dei principi a favore dell' infanzia e l' enunciazione formale dei diritti dei bambini risultano molto avanzate nella nostra società, ma spesso purtroppo risultano contraddette dai comportamenti quotidiani delle istituzioni che, non di rado, finiscono di fatto per privilegiare la propria autotutela in quanto istituzione o comunque l' interesse degli adulti a scapito del rispetto dei bisogni e dei diritti effettivi dei bambini, che risultano il soggetto più debole, meno rappresentato e garantito.
Occorre un grande impegno di analisi e di mobilitazione per individuare e favorire processi di cambiamento sul piano sociale che aumentino il riconoscimento e il rispetto dei diritti collettivi dell' infanzia in diverse modalità: politiche sociali ed amministrative che non dimentichino i cittadini cosiddetti "minori", scelte edilizie ed urbanistiche che tengano conto del bisogno di gioco e di movimento dell' infanzia, un' organizzazione delle istituzioni sanitarie ed ospedaliere che eviti di risultare traumatica per i bambini, processi di trasformazione e di formazione capaci di coinvolgere gli operatori delle istituzioni per aiutarli ad ascoltare più adeguatamente i soggetti in età evolutiva, cambiamenti nelle procedure e nelle prassi dell' istituzione giudiziaria affinché possano essere maggiormente tutelati e rispettati i minori vittime di violenze e trascuratezze; interventi legislativi e sociali che contrastino l' abbandono dei minori in istituto, che favoriscano la risposta dell' affidamento eterofamiliare, che promuovano l' adozione non come diritto del genitore ad avere un figlio, ma come diritto di un bambino sfortunato ad avere il genitore migliore possibile per lui, ecc...
 

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  6. LO SVILUPPO DELL' INTELLIGENZA EMOTIVA NEGLI ADULTI E NEI BAMBINI.
L' impegno relazionale e sociale degli adulti non potrà orientarsi in una direzione coerente, se gli adulti stessi non imparano a vivere meglio con i bambini, a comprendere e a parlare il linguaggio dell' infanzia, il linguaggio dei sentimenti.
Occorre in altri termini favorire lo sviluppo dell' intelligenza emotiva, cioè della capacità di riconoscere e di rispettare i sentimenti propri ed altrui da parte di tutti gli adulti chiamati ad interagire con i bambini, sul piano dell' educazione, dell' assistenza, della cura, della tutela e della prevenzione del disagio e della violenza.
Lo sviluppo dell' intelligenza emotiva comporta la crescita della capacità dell' adulto di ascoltare i problemi e le difficoltà del bambino, migliorando l' attenzione al mondo interiore ed affettivo di quest' ultimo, riequilibrando l' impostazione, ancora dominante nei processi educativi e scolastici, eccessivamente orientata allo sviluppo della razionalità e delle conoscenze intellettuali.
La valorizzazione dell' intelligenza emotiva negli adulti comporta un' analoga valorizzazione nei bambini e pertanto la crescita del dialogo e della comprensione tra le generazioni.
Lo sviluppo dell' intelligenza emotiva consente all' adulto di mettere a proprio agio il bambino, ponendolo nelle condizioni di comunicare i suoi problemi, piccoli e grandi, di rivelare i suoi segreti, piccoli e grandi oppure di curare le sue ferite, quando la prevenzione non è riuscita ed il bambino è risultato vittima di situazioni di disagio o di violenza più o meno gravi.
 

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  ......Il programma operativo.
Il concreto programma operativo potrà scaturire soltanto dalla discussione del movimento, una volta costituito, e dei suoi organi dirigenti, democraticamente eletti.
A titolo puramente indicativo delle potenzialità della nuova aggregazione possono essere elencate alcune strade progettuali,
che dovranno naturalmente essere messe in discussione, verificate e definite concretamente dal movimento e dalle sue strutture decisionali, quando sia il primo che le seconde saranno operanti.
Il movimento per es. potrà favorire in qualche maniera, secondo modalità che saranno oggetto di attento studio e approfondimento riflessivo le seguenti attività:

- l' attivazione di processi di formazione di operatori sanitari, sociali, scolastici, giudiziari chiamati ad affrontare casi di violenza o abuso sessuale o di grave malessere;
- il coinvolgimento attivo e la crescita dei genitori nel campo dell' impegno responsabile all' ascolto e al dialogo con i figli, all' affettività, alla vigilanza e all' educazione;
- l' individuazione e il rispetto dei bisogni e dei diritti dei bambini all' interno delle politiche amministrative degli enti locali, all' interno degli Ospedali, dei tribunali, nell' organizzazione urbanistica;
- l' attivazione di servizi di monitoraggio e di conoscenza, capaci di registrare i dati reali della condizione economica, sociale e psicologica dei bambini nelle diverse aree geografiche del paese, tenendo in particolare evidenza la piaga del lavoro minorile, il disagio psichico nelle diverse forme, il maltrattamento e l' abuso sessuale.
- promozione di ricerche e denuncie relative alle varie forme di strumentalizzazione a danno del fanciullo, denuncia di materiale distorcente ed emotivamente deleterio destinato ad essere utilizzato dai bambini (programmi televisivi, libri, giocattoli, cartoni animati);
- la mobilitazione e l' organizzazione di interventi di sensibilizzazione in occasione di giornate significative ( per es. la "Giornata Internazionale del Fanciullo" del 20 novembre, oggi scarsamente considerata, potrebbe diventare un appuntamento annuale di grande interesse coinvolgendo l' intera società per riflettere sul rapporto della comunità adulta con il mondo infantile);
- la promozione di iniziative (seminari e convegni) per favorire l' approfondimento scientifico e la crescita culturale attraverso modalità capaci di favorire l' interazione tra gli esperti e i partecipanti alle iniziative;
- la costituzione di un ufficio stampa per curare i rapporti con i media nella prospettiva di promuovere un' informazione documentata, responsabile, coerente sul mondo dei bambini capace di contrastare per quanto possibile il sensazionalismo, la costruzione di stereotipi, la disattenzione sulle tematiche infantili;
- la costituzione di associazioni autonome, ma orientate dal movimento, di vittime di violenze e di abusi sessuali o di familiari di vittime di tali violenze.
 

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  ......Orientamenti organizzativi
Le associazioni e i singoli disponibili a sottoscrivere un manifesto per la costituzione di un movimento d' iniziativa culturale e "politica" dalla parte dell' infanzia si impegnano a:
1. promuovere un Comitato costituente per una più precisa definizione delle caratteristiche istituzionali e organizzative e delle regole statutarie del movimento, dei criteri di validazione e di selezione per l' adesione dei singoli e per i gruppi già strutturati, delle modalità di svolgimento della vita democratica e degli organismi dirigenti del movimento (tale comitato dovrà definire un progetto entro sei mesi circa e sottoporre le sue conclusioni o le sue proposte di maggioranza e di minoranza ad un' Assemblea costituente del movimento);
2. la stessa denominazione del movimento ("S.O.S. infanzia", "Indifesi e Offesi", "Dalla parte dei bambini" o altro ancora) dovrà essere discussa ed approvata dall' Assemblea Costituente;
3. promuovere successivamente a questa fase costituente un Comitato scientifico, aperto ad intellettuali ed esperti che possano contribuire ad un rigoroso e vitale fondamento culturale e scientifico del movimento attraverso pubblicazioni da definire e secondo modalità e procedure che dovranno essere proposte dal Comitato costituente e decise dall' Assemblea costituente;
4. indirizzare sin d' ora le linee direttrici del funzionamento istituzionale ed organizzativo del movimento verso alcuni principi fra cui:
4 a. la caratterizzazione rigorosamente democratica del movimento, capace di contrastare logiche narcisistiche e di potere e logiche di accentramento verticistico delle decisioni, logiche antitetiche ad una cultura e ad un' etica dell' infanzia, attraverso regole di funzionamento quali la rotazione della carica del Presidente, la costruzione di articolazioni democratiche e federative dell'associazione, articolazioni peraltro in grado di favorire il radicamento della nuova associazione nel territorio e nelle diverse aree geografiche del paese;
4 b. la costruzione di un movimento capace di raccogliere ed unire non solo associazioni, non solo professionisti ed addetti ai lavori di assistenza, protezione e cura dei minori, ma anche gruppi di popolazione adulta, disposta a responsabilizzarsi sulla difesa dei diritti infantili, sulla comprensione dei loro bisogni infantili e sinceramente interessata alla tutela e alla crescita dell'infanzia;
4 c. la necessità di oltrepassare le associazioni esistenti, senza per questo volerle affatto eliminare nella loro autonomia organizzativa, nella loro originalità e specificità, attraverso la costruzione di un' aggregazione, dove tutti gli iscritti possono essere rappresentanti negli organismi dirigenti indipendentemente dalla loro appartenenza o meno a gruppi strutturati promotori dell' aggregazione (obiettivo che potrebbe essere raggiunto ad un' azione adeguata di presentazione all' opinione pubblica della proposta della nuova associazione unitaria e che potrebbe essere favorito nell' ambito delle singole associazioni firmatarie del documento da una scelta per il 2002 di promuovere una doppia iscrizione: alla singola associazione e contemporaneamente alla nuova aggregazione unitaria). 
 

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Obiettivi   

Violenza e abuso sui minori un fenomeno sommerso

 

 

La percezione sociale del fenomeno della violenza sui  bambini risulta particolarmente ripugnante e difficile, perché troppo in antitesi con le pretese etiche e ideali della nostra cultura.

Il dramma degli abusi fisici, psicologici e sessuali a danno dei minori è per questo ancora in gran parte sommerso, occulto alla coscienza civile, ma diffuso  in tutti gli strati sociali, molto più di quanto l’opinione pubblica ne abbia reale consapevolezza. L’attenzione al benessere dei bambini è così scarsa nel nostro Paese che non esistono dati attendibili sulla reale situazione dell’infanzia. Sul maltrattamento fisico e sulla violenza psicologica non esistono dati di alcun genere.

Per quanto riguarda l’abuso sessuale, che è la forma di abuso più devastante, la letteratura internazionale riporta numerosissimi studi e ricerche attuate fin dagli anni ‘70 in vari stati europei ed extraeuropei (in particolare Gran Bretagna e Stati Uniti), in prevalenza di carattere retrospettivo in quanto condotte nei riguardi di popolazioni di adulti e di adolescenti, che indicano ormai unanimemente una percentuale di abusi che si attesta su una media del 15%-20%, media che diventa molto più alta (fino al 40/50%) in alcune popolazioni specifiche (donne con problemi psichiatrici, tossicodipendenti, ragazze che fuggono da casa).

Si riportano a titolo esemplificativo i risultati di alcune ricerche:

1. ricerca Diane Russel (Nord America 1983) in merito a violenze e abusi con contatto fisico indica una percentuale del 38% del campione studiato di abusi avvenuti prima dei 18 anni, del 29% per abusi vissuti prima dei 14 anni.

2.  ricerca condotta da Kelly, Regan e Burton (Gran Bretagna 1991): rilevò all’interno del campione, costituito da 1244 studenti fra i 16 e i 21 anni, che il 21% delle femmine e il 7% dei maschi dichiarava di aver subito almeno un esperienza di abuso consumatosi con contatto fisico. (dati ricavati da “…e poi disse che avevo sognato” Luberti, Bianchi – Ed. Cultura della Pace, Firenze 1999)

3.  ricerca condotta dal dott. Jérome Laederach, ricercatore presso l’università di Ginevra, portata a termine rispettando una severa organizzazione metodologica su un campione di 1193 adolescenti di 68 scuole del cantone di Ginevra, conclude che il 20,4% delle ragazze e il 3,3% dei ragazzi  hanno subito abuso a carattere sessuale (Quaderni di Psicoterapia vol. n.2).

I dati confermano dunque  che il bambino continua ad essere un oggetto sessuale molto appetibile da parte di molti adulti, e che l’abuso sessuale sui bambini è tuttora una pratica così diffusa  da dover essere considerata  fenomeno non “eccezionale”, ma statisticamente “comune”. Conferma ulteriore di ciò deriva dall’esistenza del vastissimo e per ora incontrollabile mercato della pedofilia nato rapidamente con  internet, e dall’altrettanto vasto (e tollerato) mercato della prostituzione minorile esistente in numerose parti del mondo.

Per quanto riguarda l’Italia, l’esistenza del fenomeno ha continuato ad essere totalmente ignorata fino alla fine degli anni ’80 e pertanto sono poche, molto recenti e insufficienti le indagini attuate sulla sua diffusione. I risultati finora ottenuti confermano, però, anche per l’Italia, le percentuali rilevate a livello internazionale. Il rapporto fra emerso e sommerso, stando ad una di queste ricerche, è di 1 a 100 (Caffarra,1994-CENSIS, 1998); considerato che le denunce alla magistratura sono circa 700-800 all’anno, gli eventi abusivi a danno dei minori si attesterebbero attorno ai 70.000- 80.000 casi all’anno.

E’ inoltre letteratura comune che circa il 70-80% delle violenze sessuali avviene entro le mura domestiche, e che circa il 90%-95% delle violenze sono compiute da una persona che conosce bene il bambino per ragioni parentali o educative o amicali.

L’abuso sessuale  sui minori costituisce, dunque, per la sua diffusione,  un reale e allarmante problema sociale e, a causa delle conseguenze devastanti sullo sviluppo psichico, anche un problema di salute pubblica. E’ necessario dunque che l’opinione pubblica, confusa da un bombardamento quotidiano di notizie distorte e contraddittorie, e il mondo politico diventino consapevoli che anche nel nostro Paese i diritti dell’infanzia sono spesso violati affinché il problema della violenza sui bambini venga posto come prioritario e affrontato con correttezza ed efficacia, sia a livello di prevenzione che di riparazione dei danni. 

Perché ciò di verifichi è necessario che avvenga un cambiamento culturale che permetta agli adulti di liberarsi di quei  miti e pregiudizi che continuano ad agire sui loro atteggiamenti mentali impedendogli una comprensione a livello empatico dei bisogni dell’infanzia e l’ascolto della sofferenza di quei bambini i cui diritti vengono negati. Solo in una cultura in cui il bambino cessa di essere  bambino-oggetto per diventare  bambino-persona, degna di rispetto e di attente cure in quanto soggetto in evoluzione, è possibile interrompere il secolare ciclo generazionale del maltrattamento.

Perciò la prevenzione non può consistere nell’attivazione di linee telefoniche per la segnalazione da parte degli stessi bambini degli abusi subiti (caricandoli così di una responsabilità impropria, con gravi conseguenze negative sul piano psicologico),  ma stimolando la promozione di una rete di servizi e di interventi per la sensibilizzazione, la formazione, il sostegno,  rivolta a  tutti gli adulti coinvolti, con diversi ruoli, in compiti di cura e formazione dell’infanzia (genitori, educatori, docenti, operatori del territorio ecc.), e migliorando il sistema giuridico e giudiziario in materia di famiglia e di tutela dei minori affinché siano resi effettivamente esigibili dai bambini quei  diritti che, pur affermati da leggi nazionali e da innumerevoli Dichiarazioni e Risoluzioni internazionali,  rimangono ancora in gran parte misconosciuti. A questo proposito si richiama il contenuto del Documento “Proposte di intervento per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del maltrattamento” elaborato nel settembre del 1998 dalla  Commissione nazionale per il coordinamento degli interventi in materia di maltrattamento, abusi e sfruttamento sessuale dei minori,  istituita presso il Dipartimento Affari Sociali, di cui hanno fatto parte esperti professionisti dell’area psico-sociale, sanitaria, giudiziaria, e  responsabili di istituzioni pubbliche, nel quale sono state individuate le seguenti strategie per la prevenzione e il  contrasto di maltrattamenti e abusi:

1)  rilevamento dei dati e mappatura delle risorse al fine di far emergere il fenomeno, indagarlo e   conoscerlo sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo

2)  realizzazione di una formazione diffusa (cioè di base, rivolta a tutti coloro che operano a contatto con i bambini perché acquisiscano le competenze necessarie a comprendere i segnali di disagio) e specialistica (per gli operatori delegati a diagnosticare il maltrattamento e a prendere in carico la vittima e la famiglia)

3) organizzazione di servizi integrati in “rete”, cioè capaci di intervenire in modo integrato con un progetto “globale” di aiuto al bambino e alla famiglia, e adozione di protocolli di intesa tra le diverse istituzioni interessate

4) intese a livello nazionale e internazionale per la lotta allo sfruttamento sessuale dei bambini a fine commerciale

5) informazione globale per la diffusione di una cultura dell’infanzia – patto di intesa con i media.

La prevenzione primaria si attua dunque promuovendo attivamente la consapevolezza in tutti gli adulti che operano in contesti educativi, in primo luogo dei genitori e dei docenti della scuola, del  rispetto dovuto all’infanzia e ai suoi diritti di crescita, sostenendo  in maniera efficace la relazione adulto-bambino, vigilando sulle situazioni di rischio, intervenendo tempestivamente nelle situazioni di danno a protezione del bambino, ristabilendo il prima possibile condizioni di vita positive. Purtroppo in Italia non esiste una cultura della prevenzione e il sistema dei servizi socio-sanitari del territorio, che ha negli anni operato secondo una logica assistenziale e cronicizzante, non è ancora né preparato né attrezzato  per far fronte in modo efficace alle nuove problematiche familiari e  minorili.

Di fronte all’emergere del maltrattamento infantile, e dell’abuso sessuale in particolare, si sono rinforzate difese e negazioni e spesso, in situazioni di violenza,  scatta una perversa  solidarietà fra adulti che induce in molti casi a  screditare il bambino, a ritenerlo sempre bugiardo o inaffidabile o incapace di testimoniare la verità,  coinvolgendo talora in tale discredito anche coloro, genitori protettivi, operatori sociali, sanitari o giudiziari, che assumono nei suoi confronti comportamenti di protezione e di ricerca corretta, senza pre-giudizi, della verità.

Il sistema famiglia, il sistema scuola, il sistema servizi socio-sanitari del territorio dovrebbero quindi essere i soggetti privilegiati di una politica che intenda stimolare l’affermazione di una cultura attenta ai bisogni essenziali di crescita dei bambini e rispettosa dei loro diritti. 

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A. La Famiglia:

Abbiamo considerato come la maggioranza delle violenze avviene proprio in ambito familiare e come il segreto che si instaura fra la piccola vittima e l’abusante impedisca  la rivelazione dell’abuso.

E’ necessario creare una cultura delle relazioni familiari, che significa diffondere la consapevolezza dell’importanza della qualità delle relazioni familiari per tutti i componenti della famiglia, ma in particolare per i bambini, dato che la costruzione di una positiva identità personale, e quindi del loro futuro di adulti, dipende in maniera determinante dalla qualità delle relazioni di cui hanno potuto godere nell’infanzia.

Per questo bisogna offrire ai genitori formazione, sostegno, consulenza, aiuto specifico ed efficace nei momenti critici del ciclo evolutivo della famiglia o di fronte a eventi stressanti imprevisti. Ciò consentirebbe di intervenire precocemente con gli opportuni supporti nelle situazioni di disagio e di individuare, prendendole in carico tempestivamente, le situazioni di violenza o di degrado. Dovrebbero inoltre essere offerti alla famiglie spazi per un confronto sugli stili educativi, per lo scambio di esperienze e di vissuti al fine di un reciproco sostegno e per evitare l’isolamento e la solitudine nei momenti di difficoltà.

A disposizione delle famiglie dovrebbero quindi funzionare sul territorio servizi psico-sociali-sanitari competenti, disponibili, di facile accesso.

 

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B. La Scuola

Gli insegnamenti scolastici sono prevalentemente orientati verso una richiesta di prestazioni intelletive-nozionistiche da parte del fanciullo, trascurando le esigenze emotive e affettive che invece dovrebbero essere considerate dimensioni  fondamentali dello sviluppo, e rappresentare la preoccupazione primaria di una istituzione che ha il compito di farsi carico non solo dell’istruzione, ma anche della formazione globale del bambino.

La scuola, invece,  spesso ignora il vissuto emotivo del bambino e quindi è impreparata a gestire le situazioni di disagio e di maltrattamento che molti bambini portano nella scuola stessa e che manifestano mandando segnali che spesso consistono proprio in difficoltà di apprendimento di fronte alle quali la scuola reagisce con valutazioni negative, anziché con la comprensione delle sue cause e con un aiuto appropriato. E’ necessario introdurre nella scuola i principi dell’intelligenza emotiva intesa, fra l’altro, come la capacità di riconoscere e mettere in parola il mondo dei sentimenti e delle emozioni associato alle esperienze e alle relazioni, la capacità di controllare gli impulsi emotivi senza reprimerli e senza neppure farsene travolgere, la capacità di sviluppare l’efficienza mentale e la comprensione della realtà e di motivarsi in modo globale al raggiungimento di obiettivi e finalità di crescita, di educazione, di tutela, la capacità di comprendere le emozioni altrui. Solo dando valore al vissuto emotivo di un bambino si possono porre le basi per una reale prevenzione ed emersione dei maltrattamenti e delle violenze che il fanciullo può subire in famiglia o fuori dall’ambito familiare.

La scuola quindi dovrebbe arricchirsi di professionalità e attivare  insegnamenti specificamente orientati al mondo emotivo e psicologico del bambino.

 

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C. Prevenzione e tutela

Per affrontare adeguatamente il problema del maltrattamento e dell’abuso in danno dei bambini è urgente che vengano definite procedure condivise di intervento per casi di sospetto maltrattamento e abuso, e che vengano stipulati protocolli di primo intervento e per l’acquisizione di elementi significativi nelle primissime e delicate fasi di indagine. 

Perciò si ritiene necessaria l’istituzione di un ufficio di pubblica tutela dei minori a livello territoriale, che comprenda professionalità diverse quali quelle giuridiche, psico-sociali e sanitarie, che diventi punto di riferimento e collegamento per tutte le iniziative formative, di prevenzione e di intervento che si svolgono sul territorio. L’ufficio di pubblica tutela dovrebbe quindi avere, nei casi di sospetto di violenza o abuso, competenze specifiche per attivare le procedure di trasmissione della notizia criminis e  per attuare l’approfondimento della situazione, offrendo la propria collaborazione all’autorità giudiziaria e potendo attivare anche compiti di difesa legale  del fanciullo nel caso di procedura giurisdizionale.

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D. Istituzioni Giurisdizionali

Lo scenario che si presenta innanzi ad un bambino che ha subito violenze anche a carattere sessuale, da parte di un familiare, di un parente o di un estraneo, è oggi assolutamente allucinante.

La violenza, nella maggioranza dei casi, non lascia tracce sul corpo del bambino, e quando ci sono, spesso non danno indicazioni eziologiche certe considerato che abrasioni, lacerazioni o escoriazioni possono essere provocate da cause diverse. Il bambino è spesso vittima di disturbi psicofisici tipicizzati, ma non esiste nessun codice, nessun regolamento, nessun protocollo che dia strumenti al giudice per validare tali disturbi e considerarli come sicuri indicatori di abuso, cosicché avviene che, incredibilmente, i medesimi sintomi tipici manifestati da un bambino che afferma di essere stato abusato, presso alcuni tribunali diventano causa e motivo di condanna, in altri non sono considerati neppure sufficienti per un rinvio a giudizio.

La gestione dei procedimenti penali sulle violenze e abusi a danno dei minori nelle diverse giurisdizioni del territorio italiano è quindi eterogenea, non esistendo una cultura giuridica specifica che detti dei comportamenti omogenei e indichi criteri di validazione e riconoscimento degli scarsi elementi indiziari e probatori che spesso si riesce a raccogliere in un processo per violenza ai danni di un minore.

Nel procedimento penale il bambino si trova ad essere al contempo soggetto passivo del reato, titolare dell’interesse giuridico protetto, oggetto materiale del reato e unico testimone; la delicatezza della sua posizione processuale è aggravata nei casi, molto frequenti, in cui il bambino accusa uno dei due genitori.

Il ricorso all’incidente probatorio viene sempre più spesso a rappresentare l’imbuto entro il quale si coagulano le aspettative da parte di un mondo adulto che, nei confronti del bambino, esige chiarezza, credibilità, attendibilità e coerenza logico-ricostruttiva della testimonianza, finendo col costituire l’ennesimo trauma che il minore subisce per giustificare e sostenere le accuse  rivolte verso un genitore, un parente, un amico di famiglia.

Il bambino che ha rivelato un abuso dovrebbe tempestivamente essere preso in carico per una terapia adeguata, e la stessa terapia darebbe migliori garanzie di veridicità della testimonianza del minore; ciò che emerge durante il percorso terapeutico dovrebbe quindi essere preso in considerazione a livello giudiziario, almeno come la testimonianza resa in un incidente probatorio. L’indagine peritale e la stessa valutazione del tribunale non potrebbero che avvantaggiarsi, nella ricerca della verità, da una terapia di sostegno al minor4 durante le indagini e l’eventuale procedimento giudiziario, e questo sia che si addivenga ad una valutazione positiva circa la sussistenza dell’abuso, sia nel caso di valutazione negativa.  E’ ovvio che terapeuta e perito non possono sovrapporsi, ma dovrebbero essere definiti protocolli di intervento e attivati sistemi di controllo e garanzia e, in particolare, dovrebbero essere istituiti albi di esperti psicoterapeuti per i quali venga accertato il possesso di una formazione e di un esperienza specifiche nel campo,  in grado di garantire una valutazione obiettiva e competente.

Le carenze più evidenti nel campo giudiziario si possono riassumere nei seguenti punti :

1. Lunghezza delle procedure penali, assolutamente sproporzionata alle esigenze del minore.

2. Assoluta mancanza di un sostegno economico per affrontare le spese legali nel caso in cui il bambino sia difeso dal genitore economicamente debole.

3. Inadeguatezza dell’assunzione della testimonianza secondo lo schema dell’incidente probatorio, testimonianza che, come abbiamo detto, dovrebbe essere assunta all’interno di un percorso terapeutico.

4. Incertezza, per quanta riguarda i cosiddetti esperti forensi, definiti tali secondo criteri del tutto eterogenei, circa il possesso delle effettive competenze e professionalità richieste.

5. Assenza di regole normative e di protocolli comuni di validazione, interpretazione e riconoscimento degli indizi e degli elementi probatori assunti nei procedimenti penali per violenza sui minori.

Un ulteriore e non meno importante campo di innovazione legislativa dovrebbe essere quello della prescrizione del reato; dovrebbe infatti dichiararsi il reato di violenza a danno dei minori crimine contro l’umanità e renderlo imprescrittibile per tre ordini di ragioni:

A.     in considerazione della gravità in sé del crimine

B.     in considerazione del fatto che colui che abusa sessualmente di un minore spesso ha un comportamento recidivo cosicché diventa interesse pubblico riuscire la individuare di questi soggetti per rendere effettiva la tutela a favore dei minori 

C.     perchè il soggetto abusato deve avere il diritto, considerati i traumi e lo stato di soggezione profondo che un abuso può provocare nel tempo, di poter esercitare il proprio diritto di difesa e tutela giuridica anche attraverso una denuncia tardiva intervenuta magari dopo anni di difficilissimo cammino di emancipazione psicologico-morale.

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Claudio Bosetto, Presidente Centro Nazionale Rompere il Silenzio - Torino

Andrea Cammarata, coordinatore

Liliana Carollo, Presidente F:I.A.B.A. Vicenza

Gabriella Folliero, Presidente Etica 2001 onlus Castelfranco Veneto (TV)

Graziano Guerra, Presidente S.O.S. Infanzia onlus Vicenza          

Claudio Foti, Presidente Centro Hansel e Gretel, Moncalieri (TO)

Chiara Pani,  Associazione Rompere il silenzio - Sardegna

Luciano Paolucci Presidente di Marcia degli Angeli

Rosy Genduso Associazione “Mamme Separate” di Como  

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ATTO COSTITUTIVO DI COMITATO

REPUBBLICA ITALIANA

L'anno duemiladue, il giorno 15 del mese di maggio i soci promotori, elencati nell’allegato “A” al presente Atto Costitutivo, dichiarano di costituire il Comitato denominato “Progetto Movimento per l’Infanzia” secondo gli scopi i principi e le norme comprese nel seguente regolamento.

Art.1 - Il Comitato ha sede provvisoria in via Durando n.34 – 36100 Vicenza, (Tel/Fax 0444/929228) fino alla elezione degli organi direttivi, è collegialmente gestito dai soci promotori, che possono eleggere, fra di loro, il socio coordinatore.

Art.2 Il Comitato ha lo scopo di far nascere una associazione a carattere nazionale provvisoriamente denominata “Movimento per l’Infanzia”

Art. 3 Il Movimento avrà le caratteristiche di una organizzazione non lucrativa a carattere sociale operante nell’ambito del territorio nazionale e internazionale; perseguirà esclusivamente fini politico culturali, di solidarietà, di proposta legislativa, di rappresentanza sociale e, ove possibile, giuridica nei settori relativi alla promozione dei diritti civili dell’infanzia.

I riferimenti culturali del Movimento saranno costituiti dai principi enunciati nel Manifesto intitolato: “Per la costruzione di un movimento unitario per la protezione dell’Infanzia dalle varie forme di violenza e dalle diverse sorgenti di disagio” che dovrà essere condiviso dalle associazioni e singoli che sottoscriveranno la costituzione del Comitato e del movimento.

Il Movimento farà propri gli obiettivi contenuti nel documento “Violenza e abuso un fenomeno sommerso” presentato in occasione della Manifestazione organizzata il 5 marzo 2002 a Roma ed in ogni caso il suo impegno a protezione dei bambini sarà volto ad individuare e contrastare l’adultocentrismo, diffondendo una cultura dell’ascolto e della comprensione delle esigenze dell’infanzia secondo i principi dell’intelligenza emotiva

Art.4 - il Comitato stesso si scioglierà automaticamente con la nascita del Movimento per l’Infanzia, come pure si scioglierà nel caso in cui, per qualsiasi motivo o ragione, non si addivenisse alla costituzione del Movimento entro il 31 maggio del 2004.

art. 5 Organi del Comitato sono Il Consiglio Direttivo, La Giunta e il Presidente.

art.6 Il Comitato si costituisce con il contributo di varie associazioni già operanti nel campo della tutela dell’Infanzia. Le associazioni promotrici aderiscono al “Progetto Movimento per l’Infanzia” approvando in seno ai loro organi direttivi i documenti che saranno proposti dal Comitato; i Presidenti o i loro delegati faranno parte di diritto del Consiglio Direttivo del Comitato.

Art.6 – Il Comitato è coordinato da un Consiglio Direttivo che si compone di membri di diritto, che sono i Presidenti, o i loro delegati, delle associazioni che promuovono la nascita del Comitato, e di membri eletti, in numero di tre, dai soci sottoscrittori.

Il Consiglio Direttivo e la Giunta deliberano a maggioranza qualificata: 2/3 degli aventi diritto.

Art.7 - Il Consiglio Direttivo elegge a maggioranza il Presidente del Comitato e i responsabili dei gruppi di lavoro che andranno a comporre una Giunta, assieme al Presidente.

Nella prima riunione del Consiglio Direttivo verranno costituiti i gruppi di lavoro e definiti i responsabili. Verranno prese in considerazione le seguenti possibilità:

A - Gruppo di lavoro finalizzato alla determinazione delle linee guida e alle finalità e obiettivi del “Movimento per l’Infanzia”.

B - Gruppo di lavoro finalizzato alla cura delle pubbliche relazioni del Comitato, ai contatti con ulteriori associazioni o privati per sollecitare la partecipazione e alla organizzazione dell'evento durante il quale verrà presentato il Movimento.

C - Gruppo di lavoro per lo studio e la realizzazione della struttura organizzativa, giuridica e dello Statuto del Movimento.

D - Gruppo di lavoro per le attività mirate alla raccolta e alla gestione dei fondi anche da un punto di vista fiscale.

Il Consiglio Direttivo è libero di integrare il numero dei componenti della Giunta e variare sia il numero che i campi di attività dei gruppi di lavoro in ogni momento.

E – (Bollettino) Gruppo di lavoro per l’elaborazione e la redazione di un bollettino interno ed eventualmente di un Sito del Comitato, al fine di sviluppare le informazioni sulle diverse associazioni promotrici, sulle esperienze in corso di svolgimento, sulle attività del Comitato ed ospitando eventualmente una discussione sulle finalità del Movimento per l’infanzia

Il Consiglio Direttivo, infine, potrà individuare figure a cui delegare funzioni e responsabilità (per es. delegato stampa, archivista...) delineandone i compiti.

Art.8 Ogni membro della Giunta comunicherà al Presidente i componenti del suo gruppo di lavoro che sottoscriveranno, accettandone quindi le regole e i principi ispiratori, il presente documento.

Ogni gruppo, a conclusione di ogni fase di lavoro, sarà tenuto a redigere dei documenti che dovranno essere approvati dal Consiglio Direttivo, dopo tale approvazione diverranno efficaci e faranno parte del programma operativo finalizzato alla nascita del Movimento.

I documenti saranno quindi proposti alle associazioni promotrici.

Il numero dei componenti il gruppo di lavoro è a discrezione del membro della Giunta responsabile che lo coordina e che dovrà assicurare l’effettivo impegno dei loro membri.

Art.9 Il Presidente rappresenta il Comitato e coordina i lavori dei gruppi, partecipa alle sedute collegiali e alla stesura dei documenti.

Convoca e presiede il Consiglio Direttivo coordinandone i lavori.
Convoca la Giunta periodicamente per assicurarne l’armonia degli intenti e dei programmi, insieme ai responsabili della Giunta fissa le scadenze intermedie dei lavori sollecitandone il rispetto.

Art.10 La sottoscrizione al Comitato è fissata ordinariamente dal 15 maggio al 15 giugno fino a tale data potranno aderire liberamente le associazioni promotrici e singoli sottoscrittori.

Le associazioni aderiranno facendo approvare nei loro Consigli Direttivi il presente Statuto, i singoli, non iscritti a nessuna associazione che presenta domanda per aderire al Comitato, potranno aderire presentando la richiesta ai soci promotori presso la sede provvisoria.

I soci promotori, con delibera unanime, potranno concedere deleghe ai termini sopra fissati.

Dopo tale data sarà possibile comunque aderire al Comitato presentando domanda al Consiglio Direttivo.

Art.11 Scaduto l’ultimo termine utile per sottoscrivere l’atto costitutivo del Comitato i soci promotori cureranno la formazione del Consiglio Direttivo.

Art.12 Ogni tipo di delibera potrà validamente essere approvata anche mediante espressione di voto telematico o via fax, a condizione che sia fissato un termine per l’espressione del voto e sia data preventiva comunicazione dell’oggetto di delibera.

Art.13 Resta inteso che il Consiglio Direttivo potrà liberamente decidere di partecipare ad attività formative, politiche, culturali, solidaristiche manifestazioni di ogni genere così come potrà autonomamente prendere iniziative pubbliche se le ritenga in armonia con il perseguimento dell’obiettivo sociale.

Allo stesso modo il Consiglio potrà delegare uno o più membri della Giunta ad intraprendere iniziative pubbliche a nome del Comitato.

Art.14 - Il patrimonio del Comitato sarà costituito dai fondi raccolti presso Enti pubblici, privati e da pubblica sottoscrizione.

Il Consiglio Direttivo fisserà un’eventuale quota associativa.

Esente da imposta di bollo e dall'imposta di registro ai sensi del 1^ comma dell'art. 8, legge

11.08.1991 n.266 e Dlgs. 460/97.