3 Aprile 2001

Il giornale di Vicenza

Incontro di livello nazionale. "Pedofilia e abuso sessuale: tu che fai?»: un fenomeno che colpisce il 30 per cento dei minori

Vittima offre il suo risarcimento

Aiuterà a tenere il convegno di sabato sulla violenza sui bambini

Il tema è di quelli spinosi, tanto dibattuto quanto difficile da inquadrare. Anche perché i dati a disposizione sono pochi a dispetto di un sommerso incalcolabile. Ed è proprio questo "buco nero" il punto di forza della pedofilia, fenomeno inquietante perché inafferrabile e impossibile da "fotografare". Lo sanno bene i relatori che sabato 7 aprile a partire dalle 9 nella sala riunioni della Pia Società San Paolo in via Carducci, interverranno ad un convegno intitolato "Pedofilia e abuso sessuale - e tu che cosa fai?". Un appuntamento che cade nell’ambito della terza campagna nazionale organizzata da due gruppi torinesi in prima linea nella lotta alla pedofilia, l’associazione "Rompere il silenzio" e il centro "Hansel e Gretel". Realtà, queste, che da anni ormai vanno sottolineando con forza la questione della responsabilità psicologica, sociale e politica di ciascuno sul tema della violenza all’infanzia.
Una filosofia condivisa anche dalle associazioni "Fiaba" di Vicenza e "Sos infanzia Onlus" di Spinea che hanno curato l’organizzazione del convegno patrocinato dalla Regione Veneto, Comune, Provveditorato agli studi e Ordine dei medici. Dunque una giornata dedicata all’infanzia violata e mortificata da atti, gesti e parole di adulti che sempre di più la letteratura psicologica definisce "malati", perché affetti da solitudine e da sofferenze mentali.
Eppure è difficile provare comprensione per chi ogni anno in Europa abusa e maltratta il 30 per cento dei bambini. «Una percentuale ben lontana da quella reale - fa notare Gabriella Cappellaro, psicologa, socia dell’associazione Fiaba e una degli esperti che porteranno il loro contributo al convegno di sabato - perché il sommerso in questo campo è immenso. L’80 per cento degli abusi si verifica tra le mura di casa o comunque in ambito familiare e questo rappresenta una difficoltà in più nell’inquadrare il fenomeno in tutta la sua vastità».
Una piaga che curare è difficile anche se qualche passo avanti si è fatto. A cominciare dalla legge del ’96 sulla violenza sessuale che cambia la prospettiva dell’abuso, definendolo un reato contro la persona e non contro la morale e prevedendo un risarcimento per le vittime della violenza. Traguardi legislativi che però non bastano a mettere in ginocchio la pedofilia. Un fenomeno in espansione ma anche un’organizzazione che sa nascondersi, mimetizzarsi, che riesce a infiltrarsi nei computer delle associazioni che la combattono per distruggerne gli archivi e i dati.
Ad aggravare le cose il silenzio e la paura di denunciare che spesso fanno da sfondo agli abusi sull’infanzia. «In più - prosegue Cappellaro - c’è il rischio che in tutti noi nascano resistenze di tipo psicologico che ci portano a non voler vedere l’abuso o il maltrattamento là dove invece sono presenti. Per questo è importante affrontare questa realtà con "intelligenza emotiva", quella cioé che passa attraverso le emozioni e che ci fa comprendere la realtà così com’è». Un atteggiamento, questo, di cui si parlerà anche al convegno in cui interverranno tra gli altri Claudio Foti, psicoterapeuta e direttore scientifico di "Rompere il silenzio", Milena Brunetti consulente del Pronto soccorso violenza sessuale della clinica Mangiagalli di Milano, Giorgio Falcone, sostituto del Tribunale di Vicenza, Gabriella Folliero, presidente di "Sos infanzia Onlus" di Spinea, Andrea Cammarata, avvocato e promotore del movimento "Indifesi e oppressi".
«Non pretendiamo certo di dare risposte certe e definitive ad un problema vasto e complesso - interviene Liliana Carollo, assistente sociale, socia di Fiaba e relatrice del convegno - l’obiettivo è piuttosto quello di sensibilizzare con il contributo e l’esperienza dei relatori su un fenomeno che va guardato in faccia e a cui tutti siamo chiamati a dare una risposta».
Il parlare, comunque, come antidoto di un male oscuro che viene a galla magari dopo anni. È il caso di una giovane donna vicentina che da adolescente ha subito violenza da parte di uno zio che solo a distanza di tempo è riuscita a denunciare. «C’è stato un processo - spiega Liliana Carollo - e un risarcimento che questa donna ha in parte destinato all’organizzazione del convegno. Perché la sofferenza patita, ha detto, si possa tramutare in un vantaggio per gli altri».
Anna Madron