Progetto di monitoraggio per la raccolta dati sul sommerso fenomeno degli abusi sui minori.
Il progetto che presento trae lo spunto da un'originale studio compiuto a Ginevra in stretta collaborazione tra settori medici e psicologici che sotto diversi aspetti e sotto differenti punti di vista, sono entrambi sollecitati dalla problematica degli abusi sessuali: la pediatria, la psicologia, la medicina sociale e preventiva, l'epidemiologia, la medicina scolastica e la psichiatria del bambino e dell'adolescente.
S.O.S. Infanzia, Caronte
Secondo me, lo studio fatto a Ginevra nel 1995 adotta dei canoni di rilevamento funzionali allo scopo. E cioè: chi subisce gli abusi nell’infanzia, è l’abusato, e non gli adulti. Chi non parla, non denuncia, o comunque non fa emergere l’abuso sommerso, taciuto, nascosto, è sempre l’adulto, o comunque per sua negligenza o indifferenza, a volte per colpa. Certamente il minore, a maggior ragione in età infantile, subisce quel senso di colpevolizzazione che non gli permette, anche per ragioni anagrafiche, di denunciare. Quindi il monitoraggio dovrebbe essere fatto sui soggetti direttamente coinvolti, i bambini. Altra motivazione all’esclusione del mondo degli adulti, la si può ritrovare nell’incapacità e nell’impossibilità, riscontrata in tutti i casi di abuso, dei minori a comunicare con gli adulti. Sia all’interno della famiglia, che nelle strutture scolastiche e/o istituzionali. A maggior ragione, ovviamente, quando l’abusante è un genitore. Allora, per ottenere un risultato statistico veritiero, è necessario interpellare il minore, in forma anonima, senza comunicare la data e l’ora del questionario sottoposto (per non renderli coercizzabili nelle loro spontanee risposte). Il questionario, oltre alle domande di rito, riporterà solo l’età del bambino, l’età del primo abuso subito, se in presenza di questo, e consegnato e riposto dal ragazzino in un urna (tipo quelle delle votazioni), in modo di dare l’assoluta garanzia al minore del totale anonimato. La struttura più idonea risulta essere la scuola, e negli anni in cui tutti sono obbligati a frequentarla, la scuola dell'obbligo.
Poi sarà cura di
S.O.S. Infanzia contattare i vari professionisti ai quali sottoporre il
questionario da presentare ai ragazzi. Assieme a psicologi, pediatri,
insegnanti, si studieranno le domande da porre ed il modo con cui presentare il
questionario. Come punto di riferimento per eventuali dubbi, quesiti, aiuto di
qualsiasi tipo, l'associazione sarà sempre di supporto. Essendo non
istituzionale, l’associazione potrebbe dare più garanzie di risposte
personalizzate e riservate, rispetto ad una istituzione, obbligata come soggetto
giuridico sempre alla denuncia d’ufficio in caso di sospetto abuso. Nel caso
della scuola italiana, si potrebbe introdurre il questionario nella terza media
e prima classe superiore, per i motivi descritti nella relazione di Ginevra, che
l'associazione ha già visionato, sia come metodologia di studio sia coem
efficacia di rilevamento.
S.O.S.
Infanzia