Abuso sessuale infantile e pedofilia

(articolo pubblicato sulla rivista "La famiglia", n. 204, 2000)

"Bisogna essere grandi e maturi per essere totalmente bambini, così come bisogna essere forti per poter essere infinitamente miti,ed essere saggi per permettersi di essere folli…di quella follia agli occhi degli uomini che è piuttosto sapienza divina"

Sembra fondata l'opinione di chi ritiene impossibile ricondurre le diverse forme di abuso infantile ad un'unica definizione. Infatti nel definire il termine "abuso all'infanzia" vengono comunemente ricondotti comportamenti diversificati tra loro: dal maltrattamento fisico alla trascuratezza, dalla violenza sessuale a quella psicologica. Le violenze all'infanzia sono perpetrate sia in seno alla famiglia che all'esterno di essa (basti pensare ai meniños de rua in Brasile, alla prostituzione infantile in Thailandia, ai bambini sfruttati nelle miniere o in lavori di fabbrica, ai bambini soldato). Il concetto di abuso è un concetto relativo, soggetto all'evoluzione di fattori sociali, culturali e storici. Ma la violenza sui minori non è solo un prodotto storico e culturale; è purtroppo un problema reale, con vittime reali i cui confini sono continuamente ridefiniti con il modificarsi della sensibilità e della coscienza (G. Dosi, E. Porfiri, Vocabolario di famiglia. La violenza contro i minori, Edizioni Associate, Roma 1992).

La violenza genera altra violenza

Una rapida scorsa dei titoli relativi alla violenza, considerata da un punto di vista psicologico, sociologico e psichiatrico ne mette in luce la forte spinta disgregativa che essa genera nei confronti dei singoli individui e nella collettività. Interessante a questo proposito, il saggio di F. de Zulueta, Dal dolore alla violenza. Le origini traumatiche dell'aggressività, Raffaello Cortina, Milano 1999, in cui l'A. riconduce la violenza ad una situazione traumatica infantile che ha condizionato la crescita dell'individuo e che, in particolari circostanze ambientali, manifesta anche a lunga distanza tutto il proprio potere distruttivo. "La violenza subita come figli è generatrice della violenza compiuta in quanto genitori, incapaci di sottrarsi al modello e alle esperienze educative vissute e di elaborare un rapporto positivo" (cfr. R. Callegari, A. Canevari, Le violenze sui bambini, in M. Rampazi e D. Scotto Fasano (a cura di), Il sonno della ragione. Saggi sulla violenza, Edizioni dell'Arco, Milano 1993).

Abuso sessuale infantile e pedofilia: definizione e differenziazione

L'abuso sessuale infantile rientra nel genere delle violenze fisiche e spesso viene confuso con altri comportamenti di tipo abusivo che gli adulti mettono in atto nei confronti del minore quali: lo sfruttamento sessuale, il maltrattamento, le aggressioni sessuali, la vittimizzazione sessuale, lo stupro dei bambini. Secondo Kempe (F. Petruccelli, I. Petruccelli, L'abuso sessuale infantile e la pedofilia, Franco Angeli, Milano, 1994; M. L. Genta, A. Tartabini, Il maltrattamento infantile nell'uomo e nei primati non umani, Armando Editore, Roma 1991) l'abuso sessuale infantile "è il coinvolgimento in qualsiasi attività sessuale di un minorenne, non maturo, dipendente e quindi incapace di un libero e cosciente consenso, o il suo coinvolgimento in atti che violano il tabù sociale dell'incesto". Tale definizione è supportata da un'esame dei sintomi che il bambino presenta e dalla verifica del comportamento degli adulti che si occupano di lui. E' importante sottolineare la differenza tra abuso sessuale intrafamiliare (in cui si evidenziano gli abusi sessuali manifesti, mascherati e pseudo abusi) e abuso sessuale extrafamiliare (P. Macario, G. Damilano, Il bambino negato, Elle Di Ci, Leumann, TO 1995; R. Kempe, H. Kempe, Le violenze sul bambino, Armando, Roma 1989; A. Pacciolla, I. Ormanni, A. Pacciolla, Abuso sessuale, Edizioni Laurus Robuffo, Roma 1999).

Un'altra importante differenza che si evidenzia è quella tra l'abuso sessuale e la pedofilia.

Numerosissimi i testi sulla pedofilia in cui gli AA. evidenziano in particolare come nel corso del tempo la pedofilia abbia perso la sua originaria connotazione di "perversione" (si è voluto scongiurare una visione troppo moralistica della condotta sessuale deviata) e sia stata inserita come "parafilia"5 nel quadro dei disturbi psichiatrici sessuali e di identità di genere (sia secondo i parametri adottati dal Dsm-IV che dall'Icd-10). In questi testi sono evidenziati oltre agli aspetti clinici della pedofilia, la storia, le caratteristiche delle personalità del pedofilo, la prevenzione e le cure (R. Giommi, M. Perrotta, a cura di, Pedofilia, Edizioni Del Cerro, Firenze 1998; G. De Leo, I. Petruccelli, L'abuso sessuale infantile e la pedofilia, Franco Angeli, Milano 1999; E. Aguglia, A. Riolo, La pedofilia nell'ottica psichiatrica, Il pensiero scientifico, Roma 1999). Nonostante si tratti di una malattia psichiatrica, occorre dire che la pedofilia non toglie la responsabilità delle azioni che il malato compie. Non toglie cioè quella che il codice penale italiano chiama "capacità di intendere e di volere".