Kataweb Salute (notizia del 07/06/2003)

Prigionieri del proprio comportamento, dal fumo al telefono
Stefano Pallanti

1) “Ho cominciato a correre per perdere qualche chilo e smettere di fumare, avevo già 38 anni, attualmente ho già corso 62 maratone e non passa giorno che non indossi le scarpette e faccia almeno 1 chilometro e mezzo di corsa. Talvolta mi sento meglio, ma di recente mi sono accorto che trascuro i miei impegni e ci sono discussioni in famiglia perché “penso solo a correre”. Ieri non mi sono allenato e mi sono sentito male, arrabbiato tutto il giorno. Sono diventato dipendente? Esiste una “malattia della corsa”? "
2) "Help! Sto facendo una valanga di telefonate, e-mail e fax (se si adoperassero ancora i piccioni viaggiatori avrei una bella voliera). Credo di avere la telefonite E' più forte di me, mi sento come un “tossico”, ed anche se non viene assunta alcuna sostanza, nondimeno mi sento TOSSICO per qualcosa che, secondo me, avviene ALL'INTERNO della persona. Tutto è cominciato durante l’adolescenza, allora NON ero minimamente al corrente di ciò che sarebbe potuto accadere e PROPRIO allora cominciai ad essere ossessionato dal telefono......le persone intorno a me notavano l'insistenza spasmodica ed il numero abnorme di telefonate che facevo, ma nessuno mi ha mai messo in guardia".

Queste lettere sono utili ad introdurre una nuova categoria di disturbi: le Dipendenze Comportamentali, termine con il quale si descrivono tutti quei comportamenti che superano la capacità di controllo del soggetto, che si trova costretto, potremmo dire suo malgrado, a fare, ripetutamente, qualcosa.

La psichiatria li classifica tra i cosiddetti “Disturbi del controllo degli impulsi”, il più noto tra questi e senz’altro il più diffuso è il Gioco d’azzardo patologico, ma molti altri stanno emergendo.

Dopo le dipendenze da sostanze, siamo giunti alla nuova frontiera delle dipendenze e degli “overconsuming”.

Come può succedere?

La dipendenza, da sostanze o comportamentale, scaturisce sempre dall’incontro tra un ambiente che via via offre nuove sostanze o attività che producono, nel breve termine, una gratificazione attraverso una sensazione soggettiva piacevole o di riduzione di una tensione, ed un individuo che, per la sua costituzione, storia o talora per quella che è la sua situazione “psico-biologica” in quel momento, rimane “appiccicato” all’esca.

L’adolescenza è il periodo maggiormente a rischio ma gli stessi comportamenti possono presentarsi in situazione di particolare stress, anche in soggetti di età diverse, adulti o anziani.

Per lungo tempo si è pensato che questo fenomeno della ricerca di sostanze gratificanti fosse proprio dell’uomo, ma soltanto di recente si è visto che anche in diverse specie animali, in particolare tra i primati, ci sono gli stessi comportamenti.

Quali sono le nuove dipendenze comportamentali?

L’elenco è lungo, abbiamo detto del gioco d’azzardo patologico, poi la dipendenza da computer, la dipendenza da televisione, la dipendenza dagli acquisti (o, in inglese “compulsive shopping”), le compulsioni sessuali (tra le quali si possono comprendere alcune forme eterosessuali, alcune forme di pedofilia, la masturbazione compulsiva, alcune forme di feticismo e di dipendenza dalla pornografia), la dipendenza dal telefono, in particolare dal cellulare ma anche quella indirizzata verso servizi di astrologia, la dipendenza dai maghi o anche da sette pseudo religiose.

Le forme di atletismo compulsivo, che colpisce un palestrato italiano su 10, una moda che si correla con il dilagare dei disturbi alimentari e della dismorfofobia, ovvero l’ossessione di essere mostruosi. C’è chi ha già coniato il termine Sindrome di Sharon Stone. L’attrice Sharon Stone è rimasta vittima di una emorragia subaracnoidea a causa dell’eccessivo sforzo in attività fisiche alle quali si costringe, malgrado vadano oltre le sue possibilità.

Per gli uomini si è già coniato il termine big-rexia, per coloro che si gonfiano alcuni muscoli, in maniera del tutto sproporzionata e disarmonica ed aiutandosi anche con dosi nocive di ormoni, incuranti dei danni estetici e delle conseguenze per la salute.

Purtroppo siamo oramai abituati a vedere persone che corrono con tutori ortopedici, quando dovrebbero lasciar riposare le articolazioni dolenti, invece di fare ulteriori sforzi. Si tratta in genere di podisti, ma ci sono anche ciclisti, triatleti, arrampicatori, tutti accomunati da un modo tutt’altro che salutare di praticare lo sport, che li consuma e li debilita. Solo che non riescono a ridurre l’attività senza cambiare umore o diventare irritabili e aggressivi.

Come si distingue l’attività compulsiva da quella “normale”?

E’ possibile suggerire dei criteri che sono ricavati dal DSM , cioè dal Manuale Statistico Diagnostico dell'associazione degli Psichiatri Americani.

1) Il tempo dedicato all’attività o al pensiero (per organizzare la stessa) cresce sempre ma non basta mai.

2) Anzi è necessario, per mantenere lo stesso livello di soddisfazione che ci si dedichi sempre più tempo (cioè se prima bastava correre mezz'ora tre volte la settimana per sentirsi “bene”, ora occorre correre tutti i giorni o più).

3) Se si prova a ridurlo non ci si riesce, è come se fosse più forte di te.

4) Quando ci si provi a ridurre il tempo dedicato si diventa irritabile, ansioso o depresso.

5) Infine l’attività diventa un modo proprio per “curare” il cattivo umore, cioè se ne avverte un'azione psicoterapeutica vera e propria.

6) Particolarmente importante per distinguerlo da attività di svago innocue: Questo eccessivo impegno produce effetti economici dannosi, sul lavoro, ma anche sui rapporti familiari. Spesso rendendosene conto il soggetto inizia a mentire, complicandosi ancor più la vita..

Cosa fare?

Quando la dipendenza sia conclamata, è necessario rivolgersi ad un professionista della salute, anche perché spesso le dipendenze sono multiple o si presentano assieme ad altri disturbi, per esempio alimentari o d’ansia), ma soprattutto sarebbe importante che si facesse maggiore informazione sui rischi, che particolarmente i giovani corrono, di cadere vittime dell ‘Iper-consumismo', ed anche dei rischi che altre persone adulte vulnerabili corrono nei momenti di maggiore difficoltà a stress. Per il momento si sta facendo davvero poco, purtroppo.

professor Stefano Pallanti, docente di Psichiatria all'Università di Firenze, direttore dell’Istituto di Neuroscienze di Firenze, e visiting associate professor alla Mount Sinai Hospital School of Medicine di New York


 


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