La Repubblica 13/07/2002

Roma, 20:48
Cassazione: non si può vendere casa assegnata a ex moglie

La Cassazione rafforza la tutela delle mogli separate che vivono nella casa di proprietà dell'ex marito: infatti ha stabilito che il provvedimento di assegnazione della casa, stabilito dal giudice della separazione, impedisce la vendita dell'appartamento. In sostanza la Cassazione, con questa decisione presa dalle Sezioni Unite per sanare un contrasto sorto in questa materia in seno alla stessa Suprema Corte, ha affermato che l'assegnazione della casa coniugale, che nella maggior parte dei casi avviene a favore della moglie, ha il valore di un atto che può essere trascritto al registro della conservatoria immobiliare. Dunque, per almeno 9 anni, l'ex marito non può vendere l'appartamento nel quale vive la sua ex consorte.

In particolare con questo verdetto i supremi giudici hanno accolto il ricorso della signora Liberata G. contro due coniugi che avevano acquistato l'appartamento di Pomezia, a lei assegnato dopo la separazione dal marito, Luciano B.. Infatti Luciano aveva venduto la sua casa informando però gli acquirenti che l'immobile era occupato dall'ex moglie. Ciò nonostante gli acquirenti ottennero dal tribunale di Roma la condanna di Liberata all'immediato rilascio dell'immobile, non riconoscendo alcun valore al provvedimento di assegnazione della casa coniugale che la donna aveva in mano. Inoltre Luciano era stato, a sua volta, condannato a pagare 2 milioni alla coppia di acquirenti per il periodo nel quale la casa era stata occupata dalla moglie dopo l'atto di compravendita. Infine Liberata e Luciano insieme erano stati condannati a pagare alla coppia acquirente 7 milioni a titolo di indennità di occupazione dell'appartamento venduto ma che continuava ad essere abitato da Liberata. In secondo grado la Corte d'Appello di Roma aveva sostanzialmente confermato la sentenza di primo grado, limitandosi a revocare la multa di 2 milioni inflitta a Luciano.

Adesso, però, la Cassazione ha capovolto l'impostazione seguita nei primi due gradi di giudizio. (Red)