Padova, domenica 25 marzo 2001, Annunciazione del Signore Infanzia violata. La dottoressa Paola Facchin coordina un'équipe alla quale fa riferimento l'Oms. Dai maltrattamenti alle violenze più cupe "Curiamo il male che non si vede" In gruppo, per sfruttare le professionalità e per assorbire le emozioni La pedofilia è un problema grave Ma molto più spesso il mostro è all'interno della famiglia di Anna Sandri PADOVA. Nell'esercizio della professione un medico non può avere ricordi. Deve avere, piuttosto, esperienza e convertire in strumento anche la più struggente delle emozioni. Ma né la dottoressa Paola Facchin, né i suoi più stretti collaboratori possono dimenticare quella bambina che aveva confidato a loro: "Io ho la mano magica, perché posso fare una cosa...". Cominciano tutti allo stesso i racconti dei bambini abusati: "Ti racconto un segreto, così segreto che non puoi dirlo a nessuno". Dottoressa Facchin, da alcuni anni vicende di incesto e pedofilia hanno invaso le aule giudiziarie e le cronache dei giornali. Cosa sta accadendo? Dilaga il fenomeno, dilagano le informazioni? "Pedofilia e incesto sono sempre esistiti. In alcune zone del Veneto l'incesto, che incide per l'80 per cento nell'abuso dei minori contro il 20 per cento della pedofilia, è stato fino a non molti anni fa una prassi quasi comune. In zone ai margini per cultura e benessere, la figlia ha spesso sostituito la madre nelle attenzioni del padre senza che questo diventasse oggetto di azioni penali. E fino al 1975 l'incesto era considerato reato solo se dava pubblico scandalo. Quel che avveniva tra le mura di casa era, di conseguenza, tacitamente accettato. Solo il nuovo diritto di famiglia ha cambiato le cose, ed è stato il primo passo avanti. Il secondo è molto più recente. Due anni fa la protezione del bambino è stata sganciata al limite dei diritti umani, e ritenuta invece un capitolo della sanità pubblica. In questo modo se ne riconoscono costi e ricadute sociali, cambia completamente la prospettiva". Non passa giorno senza che una nuova storia di pedofilia o abuso intrafamigliare venga allo scoperto. "Oggi questi problemi vengono riconosciuti. Ma quello che a noi medici preme sottolineare è che la verità diagnostica non può in alcun modo essere confusa con la verità giudiziaria. C'è in generale la tendenza a confondere i piani, ma per quanto ci riguarda la verità giudiziaria è cosa lontana. Possiamo solo augurarci che sia veloce, e giusta: ma non può in alcun modo condizionare o mutare la nostra diagnosi, quando si raggiunga la ragionevole certezza dell'abuso subito". Come si riconosce un bambino abusato? "Arriva alla nostra attenzione attraverso diversi canali. Magari è un bambino che si fa male spesso, che ha più passaggi al Pronto soccorso pediatrico; oppure ha problemi psicologici gravi, o disturbi dell'alimentazione. Oppure il caso viene segnalato da maestre, o assistenti sociali. Il bambino abusato si riconosce perché la sua sofferenza è tale da non lasciare alcun dubbio a un esperto. Se si tratta di una femmina, la sua comunicazione è seduttiva in modo innaturale; in ogni caso, il racconto della violenza subita non è quasi mai verbale. Avviene il più delle volte con i disegni, o con lo sceno-test. Abbiamo esperienza di bambini svenuti al termine di uno sceno-test, per il dolore infinito che provano nel portare fuori da sé quello hanno subìito". Quale groviglio di dolore si forma in un bambino abusato? "Non è solo dolore. E' complicità, è consapevolezza di vivere un segreto, una cosa da grandi. E' la modifica profonda e talvolta irreversibile della comunicazione, per cui il canale sessuale diventa dominante su tutto. Il bambino abusato stringe un patto con l'adulto abusante e quando lo rompe, se non lo fa in una struttura protetta e con il supporto di figure adulte che possano diventare avvolgenti e sicure, si sente cattivo, sporco, colpevole. Questa conseguenza non è meno grave dell'abuso stesso. Se il bambino non è assistito in un modo ben preciso, è in questa fase che può maturare problemi destinati ad accompagnarlo per la vita". Esiste una tecnica di intervento. Ma di fronte a certi racconti, a certo orrore, come reagisce il medico? "Noi siamo medici e non spetta a noi alcun tipo di giudizio etico o penale. Noi abbiamo di fronte un bambino che soffre di una malattia che non si vede, anche se a noi dà segni precisi, e che ha bisogno di cure. Ci prodighiamo per quelle. Lavorare in gruppo è fondamentale: moltiplica l'apporto professionale, e ci ripara dalle emozioni. Certo, una sconfitta, un caso non risolto, ci pesa e ce lo portiamo a casa, così come il collega oncologo si porta a casa il fallimento e l'umano dolore di un bambino che muore di cancro. Ma nel nostro settore in particolare, l'emozione deve essere governata". Dentro e fuori le famiglie, sono così tanti i mostri che insidiano i bambini? "Vogliamo forse dimenticare che fino a dieci, quindici anni fa, stimati padri di famiglia andavano in gita aziendale in Thailandia, a cercare prostitute bambine? E poi se lo raccontavano. Sì, i mostri sono tanti. Dentro e fuori le famiglie e più dentro che fuori. Ci sono madri che ustionano i figli, e padri che violano la figlia più grande finché la seconda cresce poi cominciano con lei. Ci sono famiglie intere che basano il loro equilibrio sulle botte al più fragile dei figli. Ci sono madri come scatole vuote, semplicemente incapaci di crescerlo, un figlio. Ci sono madri che non sanno amarlo, le riconosci perché non riescono a parlare per tre secondi di quel bambino: credono di farlo, ma in realtà parlano di sé. Ci sono, nel più marginale dell'emarginato mondo dell'immigrazione, prostitute bambine di cinque, sei anni. Chi le fa prostituire, se non la madre? Non sono dall'altra parte del mondo, sono qui, da noi. E le prostituiscono per qualcuno". Cosa dare a un bambino abusato per aiutarlo a superare l'esperienza? "Una figura di adulto proteggente. Noi possiamo crescere perché amiamo e siamo amati. E' questo che stimola la secrezione dell'ormone della crescita: è un dato scientifico. A un bambino che subisce maltrattamenti e abusi, e quindi non si sente amato, bisogna dare una protezione attraverso una figura adulta. Può essere l'altro genitore, o entrambi se l'abuso avviene magari dentro la famiglia ma da parte di un parente che può essere allontanato. E nella prima fase il bambino ha bisogno di un ambiente il più possibile neutro". Come si colloca l'Italia rispetto agli altri paesi europei nel rispetto ai bambini? "Non siamo migliori e non siamo peggiori. I luoghi ai quali guardare con estrema inquietudine sono quelli attraversati dalle recenti guerre. I maltrattamenti e le violenze ai bambini, e alle donne, si moltiplicano quando gli uomini tornano a casa, sopravvissuti al conflitto. La violenza porta violenza; e quei bambini a loro volta la porteranno all'esterno, innescando una catena negativa". Quanto vi possono aiutare istituzioni come il Telefono Azzurro? "Ha portato allo scoperto l'argomento. Per il resto, riceve chiamate che gira ad assistenti sociali che di quel caso sanno già tutto". Guariscono? "Se. Se l'abuso dura poco, se viene scoperto in fretta, se si trova una valida struttura proteggente. Se il bambino ha la stoffa: se dentro di sé ha la forza per superare. Se il colpevole viene punito e il bambino può vedere che il cattivo, lo sporco non è lui ma l'altro, tanto è vero che la punizione è per l'altro e non per lui". Troppi "se". "Troppi, infatti".