Tolto il figlio a madre ex tossica: non gli assicura serenità

Il Gazzettino 16/11/2003

CASSAZIONE 

 
 
Roma
Il genitore tossicodipendente non è in grado di garantire uno «sviluppo armonico e sereno» al proprio figlio. Anche se, nonostante il disagio, non lo ha mai abbandonato corre il rischio di vedersi togliere la custodia. Lo stabilisce la Cassazione in una sentenza resa nota ieri: «Lo stato di abbandono sussiste non solo nell'ipotesi in cui la famiglia naturale non voglia o non possa occuparsi del minore ma anche ogni qual volta il minore nell'ambito della famiglia naturale non possa ricevere quel minimo di cure morali e materiali necessarie per il suo sviluppo armonico e sereno». Per effetto di questa motivazione, è stato respinto il ricorso di Cinzia V., mamma del piccolo Michael, ex tossica, che chiedeva di riavere la custodia del figlio affidato ad un'altra famiglia: la Suprema Corte le ha detto no. Il piccolo Michael resterà quindi con la famiglia affidataria con cui vive da due anni.

La storia della separazione della madre e del piccolo Michael inizia nel novembre '97 quando il Tribunale dei minori di Torino sospende la potestà (anche il compagno di Cinzia era tossico) e dispone che il bimbo venga accolto in comunità con la possibilità per la madre, in cura nella stessa comunità, di incontrarlo tre volte la settimana. In considerazione dei progressi compiuti dalla madre veniva sospesa la procedura di adottabilità. I rapporti cominciano a consolidarsi finché nell'estate 2000 Cinzia ricomincia a drogarsi. Il piccolo Michael le viene nuovamente sottratto per inserirlo in un'altra famiglia. La decisione veniva confermata anche dalla Corte d'appello ma la mamma continua la sua battaglia in Cassazione, sostenendo che la sua «ricaduta era stata determinata da accadimenti dolorosi quali la morte del compagno».

Chiedeva quindi che il bimbo potesse rimanere con lei poiché i giudici avevano «inteso 'regalare' al piccolo una famiglia ideale, senza tenere conto che non era stato mai abbandonato e che le cause che avevano determinato il disagio erano superate». A sua difesa la madre aveva addotto anche il fatto che il rapporto tra lei e il figlio si era consolidato.

La Corte sottolinea come un genitore che fa uso di droghe sia «psichicamente fragile ed inidoneo ad assicurare al figlio un supporto costante». Nel caso in questione poi era emerso che la madre era «bisognosa di aiuto sicché in concreto si stavano invertendo tra madre e figlio i rispettivi ruoli naturali, divenendo il minore progressivo sostegno della madre». Il bambino resterà dunque con la famiglia affidataria. «Reciso» il rapporto con la famiglia naturale perché vivendo con una mamma «ha subito danni determinati dal senso di angoscia e di vuoto e dalla perdita delle certezze che la condotta altalenante della madre gli causava».