Risposta alla lettera del 9/1/2003 inviata al Giornale di Vicenza da S.O.S. INFANZIA ONLUS VICENZA

In riferimento alla lettera del 9/1/2003 dal titolo “quant’è accaduto serva di lezione a docenti, famiglie ed alunni” mi preme soffermarmi su alcune considerazioni in essa contenute ed esprimere brevi riflessioni in merito.

Secondo il lettore, i casi bullismo verificatisi al Lampertico, sono da imputare soprattutto alla figura dell’adulto, “che appare fiacco, pusillamine e sfuggente alla sue responsabilità”, e alla “latitanza educativa delle famiglie”  e fin qui siamo d’accordo. Poi però, prosegue con una critica in riferimento al comportamento della preside di quella scuola per il modo con il quale ha tentato di risolvere la situazione. Accusa la scuola di non essere puntualmente severa e rigorosa nei confronti degli alunni. Secondo me lo scrivente ha confuso il concetto dell’autorevolezza con l’essere autoritario. Le parole “sanzione, provvedimento disciplinare” appartengono alla concezione dell’adulto che si impone, che vuole così dimostrare la sua autorità, ma che poco o nulla si conciliano con l’autorevolezza che ci si deve conquistare nei confronti di chi esprime un disagio, per fargli capire dove, come e perché sbaglia. Ricordo che stiamo parlando di soggetti minori, e che come tali, anche dalla legge, sono, e vanno, tutelati. Non si può rispondere con severe punizioni quando i minori esprimono un disagio. Ed il bullismo è certamente un’espressione di disagio. Criticare l’ascolto, che con grande difficoltà è stato messo in atto in questi anni da alcune scuole, è come bastonare chi si mette dalla parte del più debole. Perché, in questo caso, chi si comporta da bullo, sbagliando, è comunque un soggetto bisognoso di attenzione, di ascolto, e che merita la massima considerazione, almeno come le vittime, al suo pari, anche loro minorenni. Dobbiamo sforzarci a non considerare il minore come se fosse un adulto. Se a sbagliare è un soggetto minore, non lo si deve punire come si fa con una persona adulta, altrimenti continuiamo a percorrere la strada dell’adultocentrismo. La nuova cultura per l’infanzia che andiamo propagando, va proprio in questo senso, e cioè verso il riconoscimento del minore ad essere considerato come soggetto di diritti, verso l’ascolto empatico ed allo sviluppo dell’intelligenza emotiva. Sono comodi i metodi coercitivi, perché deresponsabilizzano. E’ sicuramente più facile impostare delle severe norme punitive per chi sbaglia, piuttosto di cercare di capire il perché si sbaglia. Perché le risposte potrebbero anche essere difficili da accettare. Perché, forse, si arriverebbe alla convinzione che se un minore sbaglia qualche colpa ce l’abbiamo anche noi adulti. Un soggetto minorenne è in fase di crescita e di sviluppo, psicofisico, cognitivo, emozionale. Se ad una pianta giovane non abbiamo affiancato un saldo appoggio, può succedere che cresca con una brutta piega. Ma se poi accorgendoci che questa non cresce diritta pensiamo di raddrizzarla bastonandola, appare evidente che la soluzione sia quantomeno temeraria. La mia non vuole essere una presa di posizione polemica verso il lettore, che non conosco ed al quale riconosco il massimo rispetto e dignità in una dialettica di confronto civile. La pof.ssa Tomba non ha certamente bisogno della mia difesa, lo saprà fare benissimo da sola da persona competente e sensibile come si è dimostrata d’essere nell’affrontare questi casi. Non ho interessi personali da difendere, non ho figli o parenti che frequentano o insegnano in questo istituto. Gli interessi che invece cerco di tutelare sono quelli di terze persone, i minori, che la nostra associazione si sforza di perseguire, con interventi come questo, iniziative e progetti, nell’intento di propagare una nuova cultura per l’infanzia, a contrasto di una cultura adultocentrica. Il momento storico è difficile per i giovani in generale. A partire dall’infanzia, dove il 1 bambino su 4 viene molestato, abusato, violentato, per arrivare fino all’adolescenza quando invece di spazi per incontrarsi e scambiarsi opinioni trovano città a misura di adulti, costruite per “avere” e poco o niente per “essere”. Diamo loro pub, birrerie, discoteche, e poi ci lamentiamo se non sono impegnati, se si impasticcano. Pubblicizziamo auto da 200 all’ora e poi ci disperiamo se si ammazzano. Costruiamo il culto del successo, del potere, del denaro, per fare in modo che queste teste siano vuote, perché ci fa comodo che non pensino, che non elaborino, che non critichino. Siamo tra gli stai europei con il tasso più alto di abbandono scolastico. Nella civilissima Italia, a Napoli, 1 ragazzo su 5 non è mai andato a scuola! C'è chi in questi giorni apre un altro fronte, quello di padri e madri, appunto, responsabili di vite ancora da plasmare o già plasmate male. Partecipi dell'educazione e della mala educazione dei propri figli. In Inghilterra, ad esempio, esistono delle chiamate di correo: multe, interdizioni. Forse un esempio da seguire per sanzionare chi non ha saputo dare un buon esempio.

Questione di responsabilità oggettiva, perché dietro ogni ragazzo che sbaglia c'è almeno una famiglia “distratta”. La follia di un'Erika e Omar, non esplode da un momento all'altro, e il povero, piccolo Salvatore non era alla prima impresa da mini Clyde di Secondigliano. E’ questione di allerta sociale.  E la prevenzione si fa anche con l’ascolto, per capire. In merito a quel ragazzino di Napoli ucciso, ad esempio, dovremmo chiederci: perché invece d’essere con una pistola giocattolo a fare una rapina non era in un campo da calcio a giocare, o in una piscina a nuotare, o in una qualsiasi palestra? Perché questi giovani bulli non trovano di meglio da fare che compiere soprusi sui loro coetanei? Perché invece di pensare a come taglieggiare i propri compagni, questi giovani, non pensano a suonare in un gruppo, a discutere di politica, di ragazze, di rapporti genitori-figli o dei loro interessi, aspirazioni, problemi? Forse perché le loro domande sono rimaste sempre disattese? Forse perché ci chiedono ascolto, spazi per incontrarsi e noi diamo loro rigore? Come dire: cari signori, occupiamoci delle nostre creature, perché diversamente non solo la pagheremo come genitori, ma anche come cittadini. Anche per le colpe dei nostri figli. Figli di questa società, cresciuti con i nostri modelli educativi, con i nostri esempi, e con i valori che abbiamo loro trasmesso. E se qualcuno di loro sbaglia, di chi è la colpa?

Associazione S.O.S. INFANZIA ONLUS VICENZA

www.sosinfanzia.org

Il Presidente

Graziano Guerra

 


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