Billie era un ragazzo molto scorbutico.Nessuno riusciva ad andare d’accordo con lui:persino gli zii Mary e Joe,non comprendevano i suoi continui silenzi e le sue risposte telegrafiche.

Viveva con loro da ormai 3 anni,da quando era rimasto orfano di entrambi i genitori.

Con i suoi capelli arruffati,il fisico minuto e il suo broncio costante,non dimostrava 15 anni.Tutti giustificavano il suo modo i fare scontroso come la conseguenza della perdita dei genitori,ma non era così. Un anno fa aveva perso il suo migliore amico,James.La loro era un’amicizia fortissima,si conoscevano praticamente da sempre. .James aveva due anni in più,ed era molto maturo per la sua età.Quando Billie gli raccontava spavaldamente dei furtarelli che era riuscito a fare al mercato,si sentiva dare sempre la stessa risposta:”Non serve fare questo per essere una persona matura.Sul tetto di casa tua c’è una cicogna:quando questa volerà via,allora sarai un vero uomo.”Billie non capiva quella metafora,e cambiava sempre discorso.Quel giorno,il 19 Novembre 1991,James era andato al “laghetto dei ranocchi”,per arrampicarsi sulla quercia che da anni era sede per i due ragazzi di giochi e sfide.Ma Billie non poteva andare,così disse all’amico di portarsi dietro John,un bambinetto che cercava di inserirsi spesso nei loro giochi.Ma sfortunatamente James ,arrampicandosi sull’albero,mise male un piede e scivolò in acqua.Il piccolo John non sapeva nuotare,rimase a guardare impotente mentre la giovane vita di James si spegneva.Da allora Billie odiò John e tutti gli altri ragazzi.Non si fidava più di nessuno,considerava John l’autore della morte del suo più caro amico,e da quel momento iniziò ad essere cattivo con tutti.Non usciva mai,offendeva qualsiasi ragazzo gli capitasse a tiro,e decise di continuare a fare vivere James,creandosi un amico immaginario,Jasem.Era a lui che confidava tutti i suoi segreti,le sue paure…Isolato dal mondo, viveva in una dimensione tutta sua,dove il suo vecchio amico non era mai morto.Forse si rendeva conto che era tutto assurdo,ma cercava di non pensarci,non voleva affrontare la realtà,non si sentiva pronto ad avere contatti con altri ragazzi dal momento che,proprio a causa di un ragazzino,il suo caro amico non era più in vita.

Questa situazione durò cinque anni,nel corso dei quali gli zii avevano contattato psicologi,assistenti sociali,medici…ma inutilmente,poiché era compito di Billie accettare la realtà e uscire da quel guscio che si era creato per non soffrire: solo lui poteva sbloccare la situazione. 

Una bella mattinata d’estate decise di fare un giro in bicicletta,dalle parti del  “laghetto dei ranocchi” e vide un uomo che dormiva,appoggiato alla quercia,e suo figlio,che dimostrava sei-sette anni,arrampicato sul ramo più alto.

“Quell’albero ha i rami fragili,e poi sei troppo piccolo per arrampicarti:scendi,la quercia è mia!”

“Chi dice che è tua?E poi non sono piccolo!”ma improvvisamente il bambino scivolò,e cadde nel fiume.

Un turbine di sentimenti pervase Billie…anche a James era accaduto questo….ma lui non era stato salvato,lui era stato lasciato morire.Prese la bicicletta,intenzionato ad andarsene….quello era il grande giorno,il suo amico sarebbe stato vendicato una volta per tutte!Era giusto,James era stato lasciato nel fiume,ad annegare e ora toccava a quel bambino…Billie si fermò,con la vista annebbiata dalle lacrime.Si,James era morto,ma non era stato ucciso,nessuno doveva pagare per lui….Si tuffò nel fiume,e portò in salvo il piccolo.Dopo di che prese la bicicletta e corse a casa.

E quel giorno,dal tetto di casa sua,una cicogna spiccò il volo.  

Gioia