Violata e maltrattata

La storia di Nadia è un pugno nello stomaco. E’ brutta, cruda è cattiva: tanto da togliere il fiato. Eppure abbiamo creduto giusto scriverla e, forse è anche giusto leggerla, per rendersi conto di rara realtà a volte sospettata, spesso pubblicata solo quando i fatti divengono oggetto di una inchiesta giudiziaria. Anche in quei casi, però, c’è il rischio di fare più attenzione alla vicenda dell’imputato che non a quella della vittima. Oggi Nadia è seguita dai servizi sociali di ……….e vive in una famiglia affidataria che l’aiuta a superare i traumi e a ritrovare l’amore, quello vero.

Nadia ha undici anni e non è ancora donna. E’ pronta, con il grembiule addosso, per andare a scuola. Ha già vestito e preparato i due fratellini più piccoli per l’asilo e per questo è in ritardo, come ogni mattina. La mamma è già via. Il papà invece è ancora a casa e ha due occhi strani. Ha il viso tirato. “Forse è arrabbiato, o forse vuole picchiarmi e farmi male” pensa Nadia.

Il papà la prende e le strappa le mutandine. Poi le fa un male tremendo. Nadia dice soltanto ‘Ahi!’ poi chiude gli occhi e cerca di trattenere il fiato per sentire meno male. Nadia ha paura; il papà non dice una parola. Ha fretta ed è violento. Ogni suo gesto è furioso. Poi tutto finisce e Nadia corre fuori di casa per scappare a scuola. “Guai a te se parli!” le urla dietro il padre.

Nadia è seduta sul suo banco, ma è come se non fosse lì. Sta pensando a quello che è appena accaduto. Chiude gli occhi e contemporaneamente chiude le gambe, strette, strettissime. E’ senza mutandine perché il papà gliele ha strappate e poi l’ha mandata via con un calcio ed un urlo. Intanto la maestra la chiama e la richiama “Nadia, Nadia, ma dove sei con la testa? Cerca di stare un po’ attenta, sei sempre così distratta! Su, portami il quaderno dei compiti”. Nadia resta ferma, impietrita. Il quaderno dei compiti lei non ce l’ha. “Ma possibile che nessuno a casa badi a te? tuona la maestra ‑ è inutile che io chiami tua madre, tanto non si presenta. La prossima volta farò chiamare tuo padre!”

Nadia vorrebbe sprofondare. Si vergogna perché ha dei genitori che non badano a lei e tutti, compresa la maestra, continuano a rinfacciarle proprio questo. A Nadia salgono le lacrime agli occhi. Ma blocca subito ogni sentimento. Si fa forte. Serra strette le gambe e anche le labbra. Tace. “No non dirò niente a nessuno, altrimenti il papà si arrabbia”.

Di nuovo la rabbia dolorosa del bambino non riesce ad uscire, ad esplodere. Perché mai Nadia dovrebbe parlare se tanto tutti sanno tutto? perché parlare se tutti pensano che Nadia sia pigra, svogliata, poco volenterosa e sognatrice? perché parlare se tanto nessuno può difenderla? Nadia si sente un incidente, un peso, una bambina messa al mondo per sbaglio. Ogni giorno spera che al papà capiti qualcosa di brutto, che muoia in un incidente o altro, ma ogni giomo si deve rassegnare alla sua insopportabile presenza.

Anche quella sera papà è tornato a casa e già sta urlando contro la mamma, con la solita bottiglia di vino davanti, perché la mamma ha preparato soltanto una pasta. La sta insultando, le dice che è una incapace, una buona a nulla. Nadia in quel momento vorrebbe solo scappare, ma non può..

Nadia ha un rivolo di sangue che le scende tra le gambe. Chiede un asciugamano alla mamma e con quello asciuga il sangue. La mamma le dice: “Ti sono arrivate le tue cose. Adesso devi stare attenta a non rimanere incinta”

“Se rimani incinta, ti ammazzo” aggiunge il papà.

 

Io non ho niente da aggiungere.