Dopo aver assistito al convegno di Vicenza, ho una nuova speranza. Vorrei ringraziare tutti quelli che sono intervenuti, i relatori, eccellenti come il dott. Foti, la dott.ssa Cappellaro, l’avv. Cammarata, l’avv. Folliero, la dott.ssa Biancardi, il procuratore Falcone, ecc.. Grazie a loro, ho potuto constatare che esistono anche persone degne di definirsi “Uomini”. E volutamente lo scrivo in maiuscolo.
Sono un genitore di una ragazza, abusata da quando aveva 5 anni, da un parente. La drammatica scoperta è avvenuta, due anni fa, quando mia figlia aveva 15 anni. Come oramai è risaputo, è in questa età che il confine tra il bene ed il male si fra più marcato, e dove spariscono quelle ombre di senso di colpa che l’età della vittima e la malvagità degli abusanti contribuiscono a formare nell’infanzia. Quello che vorrei sottolineare è la mancanza di solidarietà pratica, attiva, che ho trovato nelle istituzioni, all’interno delle famiglie dei parenti, e nella società in generale. Nel mio caso ad esempio, non ho trovato nessun insegnante, pochissimi parenti, nessun avvocato, e rari appartenenti alle istituzioni capaci di esprimere una concreta sensibilità alla famiglia della vittima. Mia figlia ha avuto noi genitori al suo fianco, che con propri mezzi, economici, culturali, di tempo, ha saputo ed ha voluto aiutarla fino in fondo. Ma cosa sarebbe successo, o cosa potrebbe succedere se una vittima si trovasse in una famiglia con dei problemi, o peggio ancora con il padre abusante? Da chi potrebbe ricevere quell’aiuto che ha il sacrosanto diritto di ricevere? Ho trovato impreparazione, pressappochismo quando mi è andata bene, mentre a volte mi sono trovato di fronte a carenze di organico, che mi hanno fatto impegnare, partecipare al convegno di Vicenza, e contribuire, nel mio piccolo, a sensibilizzare l’opinione pubblica su questi problemi. Una breve cronistoria degli eventi, può meglio spiegare ciò che con la mia triste esperienza ho avuto modo di constatare.
Io mi sono trovato per la prima volta in vita mia in procura, per la prima volta da un avvocato, dai servizi sociali. La preoccupazione dei servizi sociali, è stata quella di segnalare alla procura il caso, e grazie a Dio che avviene d’ufficio, ma poi abbandonati a noi stessi. In quei momenti si ha bisogno di aiuto, anche morale, ma ho verificato come tutto avvenga in modo sommario. La psicologa che era stata affidata a mia figlia, non aveva, da subito, instaurato un rapporto di reciproca intesa. Ma questo non era servito, su mia richiesta, a trovare un’altra sostituta. Non ce n’era la disponibilità immediata, a meno che non si aspettasse qualche mese. Dopo avere tenuto un segreto per dieci anni, ora le si chiedeva di aspettare qualche mese! Così ci rivolgemmo, in privato, ad una psicologa notoriamente preparata ed esperta, che tutt’ora la sta seguendo, per una psicoterapia che tutt’ora prosegue.
L’avvocato poi, che viene pagato con la percentuale sul risarcimento, ha tutto l’interesse di portarti a patteggiare, prospettandoti scenari da Santa Inquisizione nel caso di un dibattimento. Credo sia ora di creare una tutela legale in caso di abusi, gratuita, che serva a tutelare gli interessi dei minori e non quelli degli adulti. Fatta da avvocati che scelgano di specializzarsi in questi casi, pagati dalla società, e che difendano le vittime. Il patteggiamento è concesso per legge a questi personaggi, ma credo che anche per questo dobbiamo muoverci, assieme alle associazioni, per proporre l’inapplicabilità del patteggiamento ai casi di pedofilia. Considerarlo un crimine contro l’umanità, ed istituire il reato di pedofilia nel codice penale. Non per essere contro il pedofilo, ma per essere coerente con il senso della giustizia. Non si puo’ scendere a patti con chi violenta una bambina. C’è una consapevolezza popolare che ha oramai assorbito tale convincimento. Basta ascoltare le testimonianze delle vittime, leggere i diari di quelle povere bambine. Chiedono giustizia, urlano con le loro calligrafie illeggibili che non vogliono più vedere i loro abusanti. Non si può concedere la condizionale a chi, statisticamente, ricade nello stesso errore prima o poi. Ed è per questo che dobbiamo, assieme alle associazioni, fare fronte comune per proporre, anche in sede parlamentare, nuove norme che diventino legge dello stato.
Nel caso da me vissuto, il
comportamento di alcuni parenti, credo
sia il frutto della continua ricerca di una assoluzione dalle responsabilità.
Si, le responsabilità, che sono della collettività. La paura delle vittime a
raccontare queste infami storie, i sensi di colpa che provano le vittime, è la
causa di questa cultura ipocrita che aleggia tra gli adulti. Fino a quando alle
vittime non sarà concesso di scrollarsi di dosso “la colpa” che non hanno,
e scaricarla su tutta la comunità, che le è propria, fino a quel giorno le
vittime si sentiranno sempre colpevoli. Colpevoli di aver sovvertito un’ordine,
all’interno della famiglia, nella onorata società, con la loro denuncia.
Colpevoli di aver subito senza tacere, come fanno tante altre vittime,( si
calcola siano solo 5 su 100 le denunce per abusi) vittime queste, oltre che
degli abusanti, anche di chi non ha loro permesso di denunciare. E quelle povere
vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare, si trovano isolate,
abbandonate. Dovrebbero invece essere incoraggiate, aiutate, premiate,
soprattutto da chi sta loro più vicino, soprattutto dai parenti. Ed invece, si
sentono ancora una volta colpevoli, come non bastassero le difficoltà a
scrollarsi di dosso i sensi di colpa che i loro abusanti hanno messo in essere.
Colpevoli di non aver saputo allontanare i mostri, magari quando avevano appena
3 anni, ed in alcuni casi ancora meno. E’ giunto il momento di capire che
siamo tutti noi adulti i colpevoli.. Noi che abbiamo contribuito con il nostro
egoismo a farci sempre i fatti nostri, senza badare agli “affari” degli
altri, anche quando questi “affari” erano richieste d’aiuto dei bambini.
Io ho perfino sentito dire, da una persona adulta, che nessuno ha
“l’obbligo” di denunciare, neanche se la violenza succedesse nel poggiolo
di fianco al suo. Altre persone adulte, come
un’insegnante, mi ha
esplicitamente detto che se l’abuso non si è svolto all’interno
dell’istituzione scolastica, non sono affari della scuola. Ricordo
perfettamente che disse: “Io non sono una tuttologa,
sono un’insegnante”. Un’altra brava persona,
sempre adulta ovviamente, mi
chiedeva di motivare la denuncia, chiedendo
spiegazioni al silenzio di tanti anni da parte di mia figlia. Ancora una volta
la vittima viene posta dalla parte della colpevole,
dagli adulti. Per non parlare di quelli che volontariamente coprono i
pedofili, convivono,
lavorano, assieme e fanno finta di niente. O di quelli che pensano alla
denuncia come una vendetta nei confronti del pedofilo, che tanto non cambia
nulla, che quello che ha fatto a tua figlia nessuno e niente lo può ripagare,
che si rovinerebbe anche la famiglia del pedofilo. Tanto quella della vittima è
già rovinata, e poi lo “scandalo” della denuncia sarebbe ancora peggio,
per la vittima. Lo verrebbe a sapere l’intera comunità. E quindi la vergogna
sarebbe della vittima. E si, perché nessuno ha mai messo in dubbio che fossero
storie inventate, almeno nel mio caso. Solo che invece di essere considerate
violenze da codice penale, venivano
concepite come “debolezze”, o
“perversioni” di un mostro. Volutamente lo si vuole pensare come un mostro.
Perché se dovessimo accettare l’idea che è uno come noi, un’essere umano
che commette un reato, dovremmo anche accettare l’idea che questo può essere
il nostro parente, nostro fratello,
quello che ha sposato nostra nipote, nostro padre.
Si tratta secondo me di promuovere una nuova cultura dell’infanzia tra gli
adulti. Corsi di educazione al rapporto ed alla relazione tra adulti e bambini,
tra tutti quelli che si trovano, per qualsiasi motivo, ad occuparsi di bambini,
dai preti, agli insegnanti, dagli avvocati ai giudici, dai medici ai catechisti,
dagli assistenti sociali ai vigili di quartiere. Non si puo’ pensare di
affidare il difficile compito di tutela dei bambini, in tutte le sue forme, a
chi lo fa perché incaricato. Adulti che riversano la loro impreparazione nei
ruoli sociali che ricoprono, e di conseguenza causano danni sui minori a loro
affidati. Mia figlia ad esempio è stata visitata
da parecchi specialisti. A causa dei suoi vari problemi, è stata
sottoposta alle cure di otorini, pediatri,
cardiologi, allergologi,
ortopedici, anestesisti,
internisti. E’ stata ricoverata in vari ospedali per piccoli
interventi. Tutti i suoi disagi, i suoi malesseri,
ci hanno distolto dal vero problema di fondo. Credevamo che i suoi
silenzi, i suoi malesseri,
il suo carattere scontroso, poi
le sue inappetenze, lo scarso rendimento scolastico,
fossero frutto dei suoi continui problemi fisici. Con questo io non mi
voglio assolvere, mi prendo tutte le mie responsabilità, e gli altri? Proprio 6
mesi prima della denuncia, aveva 14
anni, è stata ricoverata per non
ben precisate coliche. Malesseri di vario genere,
dei quali non è stata determinata la causa, ed è stata dimessa dopo 4 giorni. Ma ogni specialista
visitava e curava la sua specialità. A nessuno è venuto in mente di chiedere a
quella ragazza: come ti va? Cosa c’è che ti disturba? Nessuno che abbia
saputo cogliere quei segnali che potevano far sospettare un dramma del genere? E
la scuola? Sempre pronti a mettere in evidenza il calo del rendimento. Sempre
rapidi a segnalare che potrebbe dare di più, che guarda troppo fuori dalla
finestra. Non dimentichiamoci che i nostri figli passano a scuola metà della
loro giornata. Ed i preti? I catechisti? Chi insegna ai giovani sposi che il
pericolo pedofilia può riguardare anche loro? Chi dice alle future mamme che
anche il marito potrebbe essere un pedofilo?Ma cosa stiamo insegnando? Nozioni?
Regole? Dogmi?
Ho saputo dopo la denuncia, per quanto riguarda mia figlia, che il terribile
segreto era stato raccontato all’amica del cuore, molti anni prima. Allora mi
chiedo: perché queste bambine non trovano negli adulti, che meglio dovrebbero
saper gestire queste situazioni, un loro confidente per segreti così terribili?
Forse perché il mondo degli adulti è troppo egoista, troppo preso dai suoi
programmi, dalla sua carriera, dal suo egoismo?A me è stato pure risposto, da
un’insegnante, che tra chi si droga, chi è anoressica, e chi è stata abusata
tutti avrebbero “una scusa” per essere promossi. Ma si sa la scuola deve
valutare, in base ai voti al rendimento, non è mica un’opera pia che aiuta i
casi umani.
C’è la necessità che gli insegnanti abbiano
un minimo di preparazione in materia, pronti a cogliere quei segnali, che quasi
sempre ci sono. Senza creare allarmismi, ma con la giusta competenza avvisare
chi più esperto potrà valutare i singoli casi (dovrebbero essere gli psicologi
dei centri sociali dei comuni, o di qualche associazione di esperti). Competenza
da acquisire, con appositi corsi di formazione. Si devono trovare persone che
“chiedano” di far parte di quegli operatori che si dedicano alla tutela dei
minori. E questi operatori dovrebbero essere opportunamente preparati, da
psicologi, da associazioni, da professionisti che si occupano, o si sono
occupati, già di minori abusati. Non ci si puo’ affidare
all’improvvisazione. Ora dobbiamo dare, ai piccoli abusati, persone esperte,
non qualunquismo. E’ una questione di sensibilità, non di preparazione
accademica.
Bisogna saper accettare, che la
nostra società non può più tollerare la difesa per partito preso degli
adulti, tra gli adulti, a discapito degli indifesi, dei bambini.
Va spiegato agli adulti che gli interventi restrittivi servono a punire e
limitare chi commette dei reati, ma che serve anche e soprattutto in questi
casi, per il riscatto che le vittime necessitano, sia dal punto di vista
psicologico che oggettivo. Per la vittima ed i suoi famigliari, è dare loro
segno di civiltà, di giustizia e di legalità, denunciare gli abusi patiti.. Da
questo punto si deve partire. Da qui la strada comincia a prendere una direzione
nel pieno rispetto della dignità umana. Poi verrà tutto il resto, compreso
l’ipotetico recupero del reo. Ed a tal proposito si dovranno studiare delle
forme riabilitative, se esistono, ma comunque sempre tutelando prima i più
deboli ed indifesi: le vittime. C’è una priorità che è assoluta: la tutela
dei minori. In nome di questa, che prescinde dal credo religioso e politico,
perché è alla base della soglia minima dei principi umani, di etica civile, si
debbono affrontare i casi di abuso sui minori, considerandoli crimini contro
l’umanità, non solo sulla carta ma con i fatti. E la regola dovrebbe essere:
1° denunciare, sempre.
In conclusione, penso che si debba
risollevare le coscienze, di tutti, riaffermare i valori,
per creare le condizioni sociali, culturali ed ambientali, per la tutela
e la salvaguardia dei bambini, che sono il futuro di ogni generazione. I bambini
di oggi saranno gli adulti di domani. Per creare una società più libera da
nevrosi e psicosi, ingiustizie, per combattere ogni forma di abuso, per dare
voce a chi è troppo piccolo ed indifeso per farlo, c’è bisogno della
collaborazione fattiva di tutti.Perché se partiamo dal principio che tutti i
bambini di questo mondo non sono una nostra proprietà, ma un bene comune che
madre natura ci ha donato, tutti assieme saremo in grado di ascoltarli,
difenderli, rispettarli, amarli. E non perché facciamo del volontariato, ma per
essere uomini.
Uomini, come hanno concluso al
convegno di Vicenza, che non hanno una terza via: o si è dalla parte dei
bambini, o si è dalla parte degli abusanti. Non c’è nessun’altra
alternativa.
Un genitore che ha denunciato un pedofilo