Sono una donna di quarantasette anni. Sono responsabile marketing di una grossa azienda, laureata, viaggio all'estero spesso, per motivi professionali. Il mio team è composto da una decina di professionisti, che io dirigevo, dicono, come un uomo. Già, purtroppo, è proprio così. L'analisi e la psicoterapia, durata quasi dieci anni, mi hanno portato a fare un lungo percorso a ritroso, partendo dall'infanzia, ed arrivando alla consapevolezza, dei disastri che proprio gli uomini hanno compiuto su di me. Grande famiglia patriarcale contadina, ultima di otto fratelli, la prima che ha studiato. Secondo la valutazione di tutti, io ero la preferita, quella che comunque aveva avuto di più, e che nonostante cotanta fortuna, io, l'ingrata, ho ripagato tutti con tante amarezze. Innanzitutto ero sempre scontrosa, andavo male a scuola, anche se io, a differenza dei fratelli, ero esentata dai lavori di fattoria, in quanto donna, godevo del privilegio di fare a tutti la serva. Elementari e medie passate con fatica, ripetente due volte alle superiori, laureata in dieci anni, invece che in quattro, come facevano le persone "dabbene". Come se non bastasse, un figlio illeggittimo, e così mi ritrovai ad essere pure marchiata come "la vergogna", della grande famiglia, quasi la più in vista del paese. Il punto di partenza, vera tragedia personale, erano proprio i miei sei anni. In quell'epoca viveva nella nostra grande fattoria, un nostro parente, invalido di guerra, e di conseguenza degno della carità umana della famiglia, cattolica e perbenista. Lui, lo zio, non potendo eseguire lavori di campagna, accudiva ai bambini, quando i genitori erano impossibilitati a farlo. Tutti lo credevano un eterno bambinone, sempre giocoso con i bambini e preferiva la compagnia di questi a quella degli adulti. Scoprii proprio a sei anni, perchè gli piacevano tanto i bambini, e sopratutto "come" gli piacevano. A quell'età non capivo, anzi pensavo, come mi diceva lui, che i grandi che ti vogliono bene fanno così. All'inizio mi disse che era un segreto tra noi e poi, diventata "signorina" mi minacciò di non parlarne a nessuno e che comunque nessuno mi avrebbe creduto, perchè lui era troppo al di sopra di ogni sospetto, e poi chi avrebbe mai dato retta ad una bambina. Ne parlai solo a diciasette anni, con un mio fratello, il quale mi apostrofò dicendo che "anche nella remota possibilità che questo fosse avvenuto,..... "si vede che in qualche modo l'avrai provocato". Mia madre invece, alla quale confidai il "segreto", per risposta mi diede un sonoro ceffone (avevo diciotto anni), e replicò perentoriamente : " tuo zio, si sa, ha il vizio di allungare le mani, ma non lo vedi in che condizioni è? Quale donna pensi avrebbe mai potuto sposare un uomo in quelle condizioni? L'ho sempre pensato che sei poco seria. Si vede che in qualche modo l'hai stuzzicato." Poi, qundo frequentavo l'università, mi decisi di parlarne a mio padre, perchè quel ricordo mi tormentava e perchè tremavo all'idea che continuasse con le nipotine. Anche in questo caso la delusione fu cocente! Cercavo un uomo, un uomo che potesse essere diverso, un uomo che mostrasse la sua sensibilità, il senso civico, l'abominio per il peccato più grande dei vangeli, l'orgoglio di difendere i propri piccoli, insomma, l'essere uomo in tutti i sensi. Ma anche lui, mio padre, violentò le mie speranze. Disse che dovevo capire, perdonare, e che in ogni caso a nulla sarebbe servito ora, già grande, e che il tempo sana tutti i mali. Tutti a questo punto sapevano, tutti quelli ai quali avevo chiesto aiuto, mi avevano sbattuto la porta in faccia. Nessuno di questi teneva presente un particolare: ha cominciato ad abusare di me a sei anni,(io lo provocavo a sei anni!) ed ha proseguito fino ai tredici! Così la mia vita è continuata, da sola, odiando gli uomini, e con un solo desiderio: fargliela pagare, a tutti, indistintamente. Dopo la laurea ho volutamente cercato un lavoro che mi portasse lontano dalla famiglia. Dopo tante peripezie, un figlio ricevuto al quale dedico tutto il mio tempo libero, ora sono quello che si dice "una donna in carriera". Ma dieci anni fa, ho capito che questo successo personale, l'avevo ottenuto con la rabbia, il rancore, l'odio verso gli uomini. Anch'io, da vittima, ero diventata carnefice, a mio modo. Però dall'inizio della psicoterapia, ho cominciato a chiudere quelle porte che erano rimaste aperte ai codardi. Ho capito che le persone che ti vogliono bene, non sempre sono i tuoi parenti. Ho realizzato che gli uomini non sono tutti come quelli, ma che esistono anche quelli veri, sensibili, attenti, aperti ai problemi dell'essere umano e non chiusi nella loro ipocrisia bigotta e perbenista. Ho trovato uomini che si sanno spendere, anche gratuitamente, e che per un bambino darebbero la loro vita. Ho scoperto cos'è un uomo, o meglio, come dovrebbe essere. Ora anche il gruppo di lavoro è diretto da una donna, non più come un uomo, ma con la sua sessualità, professionalità, autorevole e non autoritaria. Ho molti amici, sono rispettata, amata da un uomo meraviglioso, che fa da padre a nostro figlio, anche se biologicamente non è il suo. Perchè questa lettera? Per dire alle molte donne, e ragazze, violentate come me, dai pedofili e dai parenti: quando avete tentato di tutto per far rispettare i vostri diritti, e non vi ascoltano, chiudete quelle porte, appena potete. Il mondo è pieno di persone vere, che lavorano in silenzio, che offrono il loro aiuto, come gli amici di S.O.S. INFANZIA. Lo so, è difficile dare un taglio netto al passato. Ma, credetemi, anche se si tratta dei propri fratelli, dei propri genitori, se sono loro i falsi, quelli che se ne infischiano, quelli che si nascondono, lasciateli fuori dalla vostra vita, quelli non sono uomini, sono solo dei vigliacchi. Hanno già rovinato la vostra infanzia, ora riprendetevi la vita. Io ne sono uscita dopo quarant'anni, dopo dieci anni di psicanalisi e psicoterapia. Mi auguro che questa testimonianza, possa dare speranza a tante vittime, con l'augurio che qualcuna ci riesca in tempi più brevi.

Maria