Una storia medioevale………ancora attuale

C’era una volta una bella bambina di nome Gioia che aveva 5 anni.Viveva in un bel castello assieme al suo papa’, il principe Joan, ed alla sua mamma, la principessa Angelika. Il castello era situato sopra una montagna, e vivendo lontano da tutti, la piccola Gioia giocava quasi sempre con i suoi genitori. Il papà era stato un po’ isolato dai suoi fratelli, principi anche loro, poiché lui aveva delle idee un po’ strane per quell’epoca. Infatti si faceva promotore di battaglie in favore dei più poveri, degli umiliati e dei deboli in generale. Gli altri principi, segretamente lo stimavano, ma per appartenere alla buona società, cercavano di frequentarlo di rado, adducendo la scusa della lontananza geografica. Nel castello del principe Joan e della principessa Angelika, i viandanti sapevano che avrebbero sempre trovato una mano amica e generosa, senza dovere nulla in cambio. Il ponte levatoio era sempre aperto a tutti. Anche persone con le quali madre natura non era stata generosa, ricevevano ospitalità ed ascolto. Per un periodo di circa dieci anni, uno zio di terzo grado di Gioia, Ocram, era spesso al castello. Il principe Joan, sapendo che Ocram era rifiutato da tutti per il suo aspetto fisico poco gradevole, gli offriva ospitalità. Ocram era molto gentile con la piccola Gioia e le raccontava spesso le fiabe per addormentarla. La principessa Angelika diceva sempre alla sua piccola: non andare mai fuori dal castello da sola, perché nel bosco puoi trovare il lupo. E la bambina incuriosita chiedeva: Ma come è fatto il lupo? Rispondeva la mamma: Lui si traveste e può sembrare tante persone diverse. La sua particolarità sta proprio nei suoi irriconoscibili travestimenti. Con l’infantile, e naturale, curiosità la principessina Gioia chiedeva ancora: Ma se io non l’ho mai visto, come farò a riconoscerlo? Rispondeva la mamma: Nessuno è mai riuscito a descriverlo esattamente .Chi l’ha incontrato, com’ è successo a me quand’ero bambina, non vuole più ricordarlo. Figuriamoci descriverlo. Per fare un suo disegno ci vorrebbero i visi di tante persone sovrapposte, e così finora tutti quelli che l’hanno incontrato hanno cancellato il ricordo.

La principessina Gioa, divenuta adolescente, corse da suo padre e trafelata lo supplicò: Chiudi il ponte levatoio, così non entrerà nessuno, e soprattutto il lupo che potrebbe essere travestito da qualcuno di cui ci fidiamo. Il principe Joan, preoccupato, disse a sua figlia: ma così facendo non potra’ entrare neanche Ocram, che da piccola ti raccontava tante storie!

E la piccola Gioia… scoppiò in lacrime………… raccontando tutto al papà!!!

Saputo ciò, il principe Joan si sentì in dovere di avvertire del pericolo che stavano correndo tutte le bimbe del regno, ed inviò dei messaggeri in tutti i palazzi del regno. I principi di tutti i feudi, carichi di rabbia, trovarono il coraggio di salire fino al monte. Armati fino ai denti volevano il nome, il volto del lupo. Gridarono: laveremo l’onta subita dalla piccola Gioia con il sangue. Facci sapere dove si nasconde il mostro e l’ammazzeremo con le nostre mani. Altri dal gruppo gridavano: ha forse tre teste, le mani porcine, la bava alla bocca? Quale essere immondo si nasconde nel bosco, e da che regno animale proviene per macchiarsi di simili nefandezze? Stupito, ma felicemente sorpreso di tanta solidarietà, il principe Joan fece abbassare il ponte, ed entrati, i principi, rimasero attoniti nel sentire il nome: Ocram. A questo punto qualcuno si ritirò, altri pensarono che a loro non sarebbe mai successo, altri ancora se ne andarono dicendo: te l’avevamo sempre detto che non bisogna mai dare troppa confidenza a nessuno. Qualcuno, appartenente alla guardia reale, pensò che avrebbe nuociuto alla loro carriera una storia così torbida. Fra gli ultimi rimasti, qualcuno si scusò facendo notare al principe Joan che erano impegnati in loro problemi contingenti; altri diedero pieno appoggio alla sua azione, ma non potevano esporsi personalmente altrimenti ne andava del buon nome della famiglia. Infine se ne andò anche l’ultimo rimasto, eroicamente pieno di buone intenzioni ma poco coraggioso per fare una battaglia da solo.

Il principe Joan sfoderò la sua spada ed, in nome della giustizia, partì alla ricerca del lupo nel bosco.

Lì trovò alcuni incaricati dal re per far rispettare le leggi, che dovevano rimanere nascosti, sia perché la loro identità doveva rimanere segreta, sia perché per loro era più facile, dal bosco, catturare le persone malvagie. Assieme trovarono Ocram e lo portarono in prigione. Al ritorno, il principe Joan, trovò sua figlia e sua moglie che gli corsero incontro abbracciandolo. Rientrarono tutti assieme al castello, e non c’era neanche un principe ad accoglierli; c’erano però persone comuni, falegnami, fornai, contadini, gente semplice ed onesta. Si avvicinò al principe una massaia con una torta dicendogli: Noi siamo piccoli di fronte ad un principe e possiamo donarvi solo piccole cose. Anch’io ho una bambina, e quello che ha fatto per sua figlia è come se l’avesse fatto per le figlie di tutti noi.  Ecco, questa è l’unica cosa che possiamo regalarvi per fare festa, ma ve la doniamo con il cuore. E tutti si fecero avanti, chi con della polenta, chi con del salame, chi con del buon vino e così tante altre cose semplici ma donate con il cuore, per ringraziarlo della sua buona azione e partecipare condividendo tutto quello che avevano. Il principe, commosso, ringraziò, e disse: Voi non siete piccoli, voi avete un cuore da giganti. Assicurò  che il ponte levatoio, per loro, sarebbe sempre stato aperto. Nei giorni seguenti fece apporre una grossa lastra di marmo all’entrata, sul quale fece scolpire queste parole:

In questo castello non possono entrate le seguenti persone:

v      chi vuole essere, ma non esiste;

v      chi vorrebbe partecipare, ma non se la sente;

v      chi si sente al di sopra, ma è così piccolo da non arrivarci;

v      chi vuole insegnare senza avere mai imparato;

v      chi non si schiera, perché tutto è come lui, cioè niente;

v      chi non fa alcuna battaglia perché bisogna vivere in pace;

v      chi è così minuscolo da nascondersi dietro ad un dito;

v      chi sa tutto, senza avere capito mai niente;

v      chi ha sempre il consiglio giusto perché, lui, non si è mai fatto consigliare;

v      chi perdona, ma non dimentica;

v       chi non ha mai litigato con nessuno, perché bisogna volersi bene.

E che tutti questi nani si levino da torno, poiché per i    miei grandi ideali mi servono i giganti.”              

Del lupo ancora oggi si sentono tante storie, ma per fortuna, dopo secoli, ai nostri giorni queste cose non accadono più………o mi sbaglio?

 

Caronte